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I am a Celtic Cambia link
Pubblicato da
Leonardo Ancilli
giovedì 12 novembre 2009
I am a Celtic Cambia link
2009-11-12T23:18:00+01:00
Leonardo Ancilli
Comments
Game #09 Boston Vs Utah 105 - 86
Pubblicato da
Leonardo Ancilli
mercoledì 11 novembre 2009
Game #09 Boston Vs Utah 105 - 86
2009-11-11T09:10:00+01:00
Leonardo Ancilli
Comments
I Boston celtics vincono agevolmente contro gli Utah Jazz. Partita di tutta sostamza per i ragazzi di coach Rivers che tengono i Jazz senza segnare da tre (0/10) e in attaccoarrivano a quota 30 assist su 41 canestri segnati. MVP un concretissimo Rondo che vince decisamente il duello con Deron Williams.
Alla palla a due per i Jazz in campo c'è Deron Williams in forse fino all'ultimo minuto, mentre è confermata l'assenza di Kyle Korver. Piccola novità in panchina anche per i Celtics dove si rivede in tuta verda Bill Walker (Scalabrine sale in tribuna).
L'avvio dei Celtics è di quelli decisi, la stanchezza dell'autentico tour de force ai quali sono stati sottoposti da un cervellotico calendario è stata cancellata da quattro giorni di stop e di proficui allenamenti. Boston parte subito con le marce alte in attacco la coppia Rondo Garnett appare subito ispiratissima e il quattro minuti di autentico Showtime viene subito un primo solco (14-6). Non si fa attendere però la risposta dei Jazz che con un parziale di 8-2 impatta sul 16 pari complice anche qualche leggerezza difensiva dei Celtics non da loro.
Entra la second unit biancoverde e si mette subito in mostra Marquis Daniels che prosegue il suo momento caldo anche all'inizio del secondo quarto quando da realizzatore si trasforma in assistman dando ad un infuocato Rasheed Wallace due palloni d'oro a distanza di 30 secondi, che il numero 30 trasforma subito in succose triple.
E' quella ch in gerco ciclistico si definirebbe "la fuga buona", Boston continua ad accellerare in attacco e tenere in difesa, e al rientro dei titolari la coppia Perkins / Garnett manda in scena un clinic difensivo che costringe i lunghi dei Jazz a allontanare la distanza delle operazioni dall'area, in più i due lunghi martellano in attacco granzie ad un ispiratissimo Rondo che attenta la doppia cifra di assist già a fine secondo quarto.
La gara viene messa letterlamente in frigo all'inizio del terzoquarto con 12 punti in meno di quattro minuti, con due bombe una dietro l'altra di Pierce a cui seguono due canestro di Ray Allen uno da due e uno da tre.
Partita in frigo (Rondo intanto già a quota 11 assist e protagonista di una difesa ai limiti della perfezione contro Deron Williams), e largo alla second unit, dove si fa notare un concretissimo Daniels che attacca molto il ferro e un Rasheed Wallace che in difesa gioca il solito basket sopraffino. Come di consuetudine il solito concreto Shelden Williams approfitta dei minuti concessi per produrre basket efficacie senza fronzoli, mentre per una volta il Dr House incappa in una serataccia al tiro.
Nel finale spazio per Lester Hudson, Jr Giddens con minuti senza infamia e senza lode per entrambi, e a fine gara ci sono pure un paio di minuti per Bill Walker.
Cifre alla mano, spicca lo 0/10 dei Jazz da tre punti, dato a cui sicuramente non è estranea la difesa dei Celtics. Nonostante il 39 a 33 a rimbalzo per i Jazz i Celtics hanno controllato bene l'area dove qualche grattacapo è arrivato solo dall'esuberante Paul Milsapp, mentre la coppia Okur / Boozer è stata costretta alla classica "serata da incubo". In bella mostra i 30 assist dei Celtics, e un partita da 53,6% totale dal campo.
PREVIEW
Utah Jazz (3-4) at Boston Celtics (7-1)
Mercoledì, 11 November 09 - 7:30 PM ET
TV: CSN HD, FSN, NBA LP 754,755
TD Banknorth Garden
Boston Celtics
Quintetto Base
PG: Rajon Rondo 10.6 PPG 9.0 APG 3.1 SPG
SG: Ray Allen 14.8 PPG 3.0 APG .343 3P%
SF: Paul Pierce 18.8 PPG 5.0 RPG 4.1 APG
PF: Kevin Garnett 12.9 PPG 8.3 RPG 1.4 BPG
C: Kendrick Perkins 9.5 PPG 6.0 RPG 2.4 BPG
Riserve
Eddie House
Rasheed Wallace
Marquis Daniels
Shelden Williams
Brian Scalabrine
Lester Hudson
Bill Walker
Infortunati
Tony Allen (ankle) out
Big Baby Davis (thumb) out
Utah Jazz
Quintetto base
PG Deron Williams 24.2 PPG 9.8 APG 0.8SPG
SG: Ronnie Brewer 12.8 PPG 1.3 APG .250 3P%
SF Andrei Kirilenko 12.2 PPG 4.5 RPG 3.5 APG
PF Carlos Boozer 15.7 PPG 11.2 RPG .5 BPG
C Mehmet Okur 14.8 PPG 6.8 RPG 0.6 BPG
Riserve
Paul Millsap
Wes Matthews
Kyrylo Fesenko
Ronnie Price
Kosta Koufos
Eric Maynor
Infortunati
Kyle Korver (knee) out
CJ Miles (thumb) out
Matt Harpring (knee) out
Deron Williams suffered a bruised calf in Monday's game and will be a game time decision for this game.
Dopo quasi quattro giorni di stop i Celtics tornano in campo contro i non brillanti Utah Jazz di questo inizio di stagione, titolari di un record di tre vittorie a fronte di quattro sconfitte, record che sicuramente non è quello che si aspettava coach Sloan che prima dell'inizio della stagione, quando aveva parlato di tempi maturi per un ritorno ai vertici dell'Ovest perlomeno.
I Jazz come al loro solito offrono un basket delizioso in attacco quanto inaffidabile in difesa. La squadra nonostante qualche buon singolo sul lato difensivo soffre veramente troppo con la coppia Okur / Boozer spesso protagonista di prove difensive molto scadenti che lasciano il controllo dell'area ai diretti avversari.
Questi Jazz insomma sono la più classica delle eterne incompiute, e nonostante la bella stagione di playoff del 2007 dove i Jazz arrivarono in finale di conference, bella da vedere, ma incocludente in base a risultati di alto livello.
Peraltro le diatribe con un indecisissimo Carlos Boozer nell'ultimo anno, non hanno certo aiutato lo spogliatoio e lo staff dirigenziale, che ha fatto di tutto assecondarlo nella sua promessa di uscita dal contratto prima, e poi ha palesemente tentato di cederlo in estate dopo aver rifirmato Paul Milsapp a cifre importanti, con il chiaro intento di farne il proprio "quattro" titolare per il futuro.
E invece ad oggi ancora una volta i Jazz sono nel limbo, con Boozer in quintetto per fare vetrina nella speranza di cederlo in corsa e uno scalpitante e scontento Milsapp che parte ancora dal pino.
In play c'è Deron Williams (in forse per la gara di stanotte) "sogno di mezza estate" per Ainge prima del draft 2005, che dovrebbe dar vita ad un bel duello con Rajon Rondo. Williams è un giocatore molto forte e costante, che fa anche della sua forza fisica un suo punto di forza, cosa abbastanza anamola per i playmaker.
In guardia c'è Ronnie Brewer che ha rifiutato il rinnovo proposto dai Jazz e che presentandosi quindi a tutti gli effetti ne contract year vorrà dimostrare di sapere tenere il campo anche contro una star come Ray Allen. Il russo Kirilenko (altro scontento cronico ai Jazz) parte in ala piccola e se la vedrà con il capitano, difensore potenzialmente da primo quintetto NBA, si è un po perso per strada negli ultimi anni, complici anche molti infortuni. Non ha più la reattività di qualche anno fa e non sembra avere neppure più quella cattiveria mentale che forse da un certo punto della carriera in poi se mischiata all'esperienza ti fa sopperire al calo di fisicità. Giocatore che in singola serata può stoppare a ripetizione, ma anche sparire nel modo più clamoroso dalla gara a dispetto del talento, al punto che spesso quando c'è CJ Miles disponibile coach Sloan preferice far partire il russo dalla panchina.
Sotto come detto, la coppia "sweet" Boozer Okur molto temibile in attacco, ma in versione colabrodo in difesa, e vista la fisicità dei lunghi dei Celtics per loro due non si prospetta sicuramente una serata tranquilla.
Panchina di poca qualità per i Jazz, tolto Milsapp e l'esperto Korver (peraltro infortunato), il resto è una ciurma di giovanissimi senza tanto talento e ancora tutti da scoprire in ottica NBA. Reduci da una quasi sconfitta a New York, si presentano al Garden come sfavoriti, ma rimangono una squadra da prendere letteralmente con le molle, visto che anche nella primavera 2008 a poche settimane dei playoff che ci portarono aò 17° titolo, i Jazz espugnarono il Garden rifilando ai Celtics la sconfitta più bruciante tra le mura amiche di quella stagione.
Per Boston da segnalare il rientro perlomeno nel novero dei giocatori attivi di Bill Walker, che ha ripreso gli allenamenti dopo il problema al ginocchio del mese scorso, ma non è detto che rientri nei 12 che andranno in panchina.
Alla palla a due per i Jazz in campo c'è Deron Williams in forse fino all'ultimo minuto, mentre è confermata l'assenza di Kyle Korver. Piccola novità in panchina anche per i Celtics dove si rivede in tuta verda Bill Walker (Scalabrine sale in tribuna).
L'avvio dei Celtics è di quelli decisi, la stanchezza dell'autentico tour de force ai quali sono stati sottoposti da un cervellotico calendario è stata cancellata da quattro giorni di stop e di proficui allenamenti. Boston parte subito con le marce alte in attacco la coppia Rondo Garnett appare subito ispiratissima e il quattro minuti di autentico Showtime viene subito un primo solco (14-6). Non si fa attendere però la risposta dei Jazz che con un parziale di 8-2 impatta sul 16 pari complice anche qualche leggerezza difensiva dei Celtics non da loro.
Entra la second unit biancoverde e si mette subito in mostra Marquis Daniels che prosegue il suo momento caldo anche all'inizio del secondo quarto quando da realizzatore si trasforma in assistman dando ad un infuocato Rasheed Wallace due palloni d'oro a distanza di 30 secondi, che il numero 30 trasforma subito in succose triple.
E' quella ch in gerco ciclistico si definirebbe "la fuga buona", Boston continua ad accellerare in attacco e tenere in difesa, e al rientro dei titolari la coppia Perkins / Garnett manda in scena un clinic difensivo che costringe i lunghi dei Jazz a allontanare la distanza delle operazioni dall'area, in più i due lunghi martellano in attacco granzie ad un ispiratissimo Rondo che attenta la doppia cifra di assist già a fine secondo quarto.
La gara viene messa letterlamente in frigo all'inizio del terzoquarto con 12 punti in meno di quattro minuti, con due bombe una dietro l'altra di Pierce a cui seguono due canestro di Ray Allen uno da due e uno da tre.
Partita in frigo (Rondo intanto già a quota 11 assist e protagonista di una difesa ai limiti della perfezione contro Deron Williams), e largo alla second unit, dove si fa notare un concretissimo Daniels che attacca molto il ferro e un Rasheed Wallace che in difesa gioca il solito basket sopraffino. Come di consuetudine il solito concreto Shelden Williams approfitta dei minuti concessi per produrre basket efficacie senza fronzoli, mentre per una volta il Dr House incappa in una serataccia al tiro.
Nel finale spazio per Lester Hudson, Jr Giddens con minuti senza infamia e senza lode per entrambi, e a fine gara ci sono pure un paio di minuti per Bill Walker.
Cifre alla mano, spicca lo 0/10 dei Jazz da tre punti, dato a cui sicuramente non è estranea la difesa dei Celtics. Nonostante il 39 a 33 a rimbalzo per i Jazz i Celtics hanno controllato bene l'area dove qualche grattacapo è arrivato solo dall'esuberante Paul Milsapp, mentre la coppia Okur / Boozer è stata costretta alla classica "serata da incubo". In bella mostra i 30 assist dei Celtics, e un partita da 53,6% totale dal campo.
PREVIEW
Utah Jazz (3-4) at Boston Celtics (7-1)
Mercoledì, 11 November 09 - 7:30 PM ET
TV: CSN HD, FSN, NBA LP 754,755
TD Banknorth Garden
Boston Celtics
Quintetto Base
PG: Rajon Rondo 10.6 PPG 9.0 APG 3.1 SPG
SG: Ray Allen 14.8 PPG 3.0 APG .343 3P%
SF: Paul Pierce 18.8 PPG 5.0 RPG 4.1 APG
PF: Kevin Garnett 12.9 PPG 8.3 RPG 1.4 BPG
C: Kendrick Perkins 9.5 PPG 6.0 RPG 2.4 BPG
Riserve
Eddie House
Rasheed Wallace
Marquis Daniels
Shelden Williams
Brian Scalabrine
Lester Hudson
Bill Walker
Infortunati
Tony Allen (ankle) out
Big Baby Davis (thumb) out
Utah Jazz
Quintetto base
PG Deron Williams 24.2 PPG 9.8 APG 0.8SPG
SG: Ronnie Brewer 12.8 PPG 1.3 APG .250 3P%
SF Andrei Kirilenko 12.2 PPG 4.5 RPG 3.5 APG
PF Carlos Boozer 15.7 PPG 11.2 RPG .5 BPG
C Mehmet Okur 14.8 PPG 6.8 RPG 0.6 BPG
Riserve
Paul Millsap
Wes Matthews
Kyrylo Fesenko
Ronnie Price
Kosta Koufos
Eric Maynor
Infortunati
Kyle Korver (knee) out
CJ Miles (thumb) out
Matt Harpring (knee) out
Deron Williams suffered a bruised calf in Monday's game and will be a game time decision for this game.
Dopo quasi quattro giorni di stop i Celtics tornano in campo contro i non brillanti Utah Jazz di questo inizio di stagione, titolari di un record di tre vittorie a fronte di quattro sconfitte, record che sicuramente non è quello che si aspettava coach Sloan che prima dell'inizio della stagione, quando aveva parlato di tempi maturi per un ritorno ai vertici dell'Ovest perlomeno.
I Jazz come al loro solito offrono un basket delizioso in attacco quanto inaffidabile in difesa. La squadra nonostante qualche buon singolo sul lato difensivo soffre veramente troppo con la coppia Okur / Boozer spesso protagonista di prove difensive molto scadenti che lasciano il controllo dell'area ai diretti avversari.
Questi Jazz insomma sono la più classica delle eterne incompiute, e nonostante la bella stagione di playoff del 2007 dove i Jazz arrivarono in finale di conference, bella da vedere, ma incocludente in base a risultati di alto livello.
Peraltro le diatribe con un indecisissimo Carlos Boozer nell'ultimo anno, non hanno certo aiutato lo spogliatoio e lo staff dirigenziale, che ha fatto di tutto assecondarlo nella sua promessa di uscita dal contratto prima, e poi ha palesemente tentato di cederlo in estate dopo aver rifirmato Paul Milsapp a cifre importanti, con il chiaro intento di farne il proprio "quattro" titolare per il futuro.
E invece ad oggi ancora una volta i Jazz sono nel limbo, con Boozer in quintetto per fare vetrina nella speranza di cederlo in corsa e uno scalpitante e scontento Milsapp che parte ancora dal pino.
In play c'è Deron Williams (in forse per la gara di stanotte) "sogno di mezza estate" per Ainge prima del draft 2005, che dovrebbe dar vita ad un bel duello con Rajon Rondo. Williams è un giocatore molto forte e costante, che fa anche della sua forza fisica un suo punto di forza, cosa abbastanza anamola per i playmaker.
In guardia c'è Ronnie Brewer che ha rifiutato il rinnovo proposto dai Jazz e che presentandosi quindi a tutti gli effetti ne contract year vorrà dimostrare di sapere tenere il campo anche contro una star come Ray Allen. Il russo Kirilenko (altro scontento cronico ai Jazz) parte in ala piccola e se la vedrà con il capitano, difensore potenzialmente da primo quintetto NBA, si è un po perso per strada negli ultimi anni, complici anche molti infortuni. Non ha più la reattività di qualche anno fa e non sembra avere neppure più quella cattiveria mentale che forse da un certo punto della carriera in poi se mischiata all'esperienza ti fa sopperire al calo di fisicità. Giocatore che in singola serata può stoppare a ripetizione, ma anche sparire nel modo più clamoroso dalla gara a dispetto del talento, al punto che spesso quando c'è CJ Miles disponibile coach Sloan preferice far partire il russo dalla panchina.
Sotto come detto, la coppia "sweet" Boozer Okur molto temibile in attacco, ma in versione colabrodo in difesa, e vista la fisicità dei lunghi dei Celtics per loro due non si prospetta sicuramente una serata tranquilla.
Panchina di poca qualità per i Jazz, tolto Milsapp e l'esperto Korver (peraltro infortunato), il resto è una ciurma di giovanissimi senza tanto talento e ancora tutti da scoprire in ottica NBA. Reduci da una quasi sconfitta a New York, si presentano al Garden come sfavoriti, ma rimangono una squadra da prendere letteralmente con le molle, visto che anche nella primavera 2008 a poche settimane dei playoff che ci portarono aò 17° titolo, i Jazz espugnarono il Garden rifilando ai Celtics la sconfitta più bruciante tra le mura amiche di quella stagione.
Per Boston da segnalare il rientro perlomeno nel novero dei giocatori attivi di Bill Walker, che ha ripreso gli allenamenti dopo il problema al ginocchio del mese scorso, ma non è detto che rientri nei 12 che andranno in panchina.
"L'Affittacamere" trova casa
Pubblicato da
Fabio Anderle
domenica 8 novembre 2009
"L'Affittacamere" trova casa
2009-11-08T11:42:00+01:00
Fabio Anderle
Comments
Quando il 3 agosto scorso i Celtics hanno comunicato di aver messo sotto contratto Shelden Williams, la reazione del “Mondo Biancoverde” è stata di perplessità. Che ci veniva a fare a Boston un’ala dalle caratteristiche simili a quelle dei giovani in attesa di contratto? Qualcuno aveva visto nell’arrivo di Williams la fine del rapporto con Davis, qualcun altro di quello con Powe (che avrebbe firmato coi Cavs nove giorni dopo), quelli con la memoria più lunga ricordarono un ottimo allenamento pre-draft svolto a Boston dal giocatore nel 2006. Polizza assicurativa per Garnett e Powe? Vecchio trucco per “sgonfiare” le pretese di Glen Davis e ridurlo a miti consigli (avrebbe rifirmato il 9 agosto)?A vedere le prime partite di regular season, le spiegazioni della “polizza assicurativa” e dell’ottima impressione fatta da Shelden in quel “workout” del 2006 sembrano le più plausibili, anche se è un dato di fatto che in 36 mesi di NBA è alla quarta casacca diversa (Atlanta, Sacramento e Minnesota) e finora non aveva mai convinto veramente. Colpa della sua non eclatante velocità? Di un’elevazione non superlativa? O piuttosto del fatto che al “piano di sopra” a causa della presenza di lunghi di caratura superiore non puoi “muscle your way inside”, usare i muscoli per avvicinarti a canestro? Forse la seconda delle due motivazioni è quella più vicina alla realtà, anche perché “The Landlord” vicino a canestro non ha mai mostrato un bagaglio di movimenti “meccheliano”. Ma Ainge in lui ha visto, ancora una volta, il prototipo del “4” sottodimensionato: grande fame di rimbalzo offensivo, voglia di tuffarsi nella “spazzatura della partita” per raccogliere qualcosa di buono, discreta attitudine difensiva. Conosciamolo meglio…
Le volte in cui la provenienza da un “programma” di successo ha finito per ingannare anche i più grandi “cacciatori di talento” non si contano. Persino Red Auerbach alle sue ultime fatiche volle scegliere Joseph Forte e si trovò tra le mani un giovanotto immaturo che evidentemente nel suo percorso sportivo a North Carolina non aveva per nulla capito cosa significasse “gioco di squadra”. Ecco quindi che è comprensibilissimo che Atlanta con la scelta numero 5 del draft 2006 abbia preso questo giovanotto dalla smisurata “apertura alare” (in sede di draft si sussurravano 218 centimetri) e dal curriculum di stella alla corte di coach Krzyzewski ed abbia cercato di farne il suo lungo del futuro. Purtroppo le migliori intenzioni si sono infrante sulla dura realtà: Shelden ha cominciato ad essere associato alla terribile parola “tweener”, e da lì la sua discesa negli inferi della “carne da scambio” è stata veloce ed incontrastabile.
Ma partiamo dall’inizio, da un ragazzino dotato di un fisico superiore che con grinta e volontà si impone come “Mister Basketball” delle lande desolate dell’Oklahoma. Una volta tanto ci sono entrambi i genitori, anzi papà Bob quando è serio lo porta in chiesa, quando invece vuole divertirsi lo porta a pescare. PAssione di fmiglia, il basket? Un fratello, Quincy, è anche lui impegnato come Shelden a seguire le orme del padre, cestista ad Oklahoma Christian University nei primi anni Settanta. Però Shelden DerMar Williams è un giocatore differente, lo si capisce subito: quando comincia a mietere allori al liceo Midwest City di Forest Park, paesone da cinquantamila anime nella cintura metropolitana di Oklahoma City, nessuno si stupisce più di tanto. Il fisico è da predestinato, il contatore di “hustle” si impenna non appena gli passi vicino, ed ecco quindi il titolo di USA Today Player of the Year dell’Oklahoma nel 2001, quando guida anche Midwest City High al titolo statale. Tra le sapienti mani di coach Rodney Dindy migliora costantemente e nel 2002 viene selezionato come All America liceale e tra i primi cinque/sei prospetti dell’intero panorama a stelle e strisce.
Ovviamente il programma di “Coach K” si getta a pesce su questo “Blue Chip” garantendogli minutaggi elevati già nell’anno da “freshman”. Shelden parte bene, tiene medie di 8.2 punti, 5.9 rimbalzi (il “top” per i Blue Devils) ed aggiunge 1.6 stoppate, risultando secondo in questa classifica nella ACC alle spalle di a Chris Bosh. Le sue doti di “cancellatore” di conclusioni gli valgono il soprannome di “Landlord”, una parola che può essere tradotta come “padrone di casa”, “affittacamere”: come a dire che senza il suo permesso, il bivacco nella sua proprietà, l’area dei tre secondi, è altamente sconsigliato. Il 2 gennaio 2003 ottiene la prima “doppia doppia” in carriera contro Fairfield (16 punti e 10 rimbalzi): ne farà registrare altre due in quella prima stagione, assieme a due partite da 20 punti. Nel primo incontro del torneo NCAA contribuisce con 9 punti, 12 rimbalzi e tre stoppate alla vittoria su Colorado, ma poi si perde nelle due gare seguenti, la vittoria su Central Michigan (86 a 60) e soprattutto la Semifinale dei Regionals in programma ad Anaheim in California. Il 27 marzo Kansas supera Duke per 69 a 65 mettendo fine ai sogni di gloria del quintetto di Krzyzewski.Shelden nel campionato successivo trova ancora più spazio e lo sfrutta nel migliore dei modi. Le cifre salgono a 12.6 punti, 8.5 rimbalzi e 3 stoppate ad incontro con una percentuale di realizzazione del 58.6%. Il 17 gennaio Williams strapazza Wake Forest (vittoria 84 a 72) con 16 punti, 14 rimbalzi ed 8 stoppate. Il 12 marzo a Greensboro, sede delle finali dell’ACC, domina Virginia (successo per 84 a 74) segnando 18 dei 27 punti nel secondo tempo ed ottenendo il “career-high”. Il giorno dopo, nella semifinale del torneo ACC contro Georgia Tech mette assieme 20 punti e 18 rimbalzi e diventa anche il leader ogni tempo a Duke nelle stoppate in una stagione. La finale de torneo ACC è amara, con la sconfitta contro Maryland per 95 a 87, ed i “Blue Devils” si lanciano nella “Pazzia di Marzo” per rifarsi della delusione con gli interessi. Eliminano Alabama State e Seton Hall al primo turno, Illinois e Xavier ai Regionals in programma ad Atlanta e si qualificano per le “Final Four” di San Antonio, Texas. Ed è nella semifinale contro Connecticut che Williams soffre una delle peggiori delusioni della sua carriera. Shelden non è praticamente mai in partita, limitato dai falli a soli 19 minuti di gioco, e mette a segno solo uno dei nove tiri tentati. Ma la cosa sarebbe sopportabile, se Duke non sprecasse un vantaggio di 8 punghezze negli ultimi 3’ e 28” di gioco. Gli “Huskies” Rashad Anderson e Ben Gordon rimettono in piedi la gara, e poi ci pensa Emeka Okafor a “stendere” definitivamente la truppa di un arrabbiatissimo Mike Krzyzewski. Arrabbiato con gli arbitri: i suoi tre “big men” Shelden Williams, Shavlik Randolph e Nick Horvath sono tutti fuori per falli, e “Meka” lavora indisturbato nella “pittura” fino al 79 a 78 Connecticut della sirena. Una grande occasione sprecata, vista la qualità del quintetto di Duke composto da Chris Duhon, J.J. Redick, Daniel Ewing, Luol Deng, ed il nostro Shelden: tutti finiranno nell’NBA, anche se il figlio di Patrick Ewing vi resterà “solo” per due anni, per poi emigrare in Europa.
Nonostante le partenze dei “senior” Deng e Duhon, i “Blue Devils” di Redick e Williams iniziano il campionato 2004-05 alla grande vincendo le prime 15 partite. Poi il ritmo cala un pochino, ma Duke arriva comunque alla “Grande Danza” marzolina con un ottimo record. Si aggiudica il torneo ACC vincendo contro Virginia, North Carolina State e Georgia Tech e poi si imbarca nel torneo NCAA. Le speranze sono alte, ma alle finali dei Regionals Duke, nonostante un Shelden da 19 punti e 12 rimbalzi, si fa sorprendere dai “Lupacchiotti” di Michigan State, e tanti saluti. I miglioramenti di Shelden continuano: è passato a 15.5 punti, 11.2 rimbalzi e 3.7 stoppate, diventando il primo giocatore di “Coach K” ad andare in “doppia doppia” di media ed il primo“Blue Devil” dalla fine degli anni Settanta a guidare l’ACC nelle stoppate per due anni consecutivi (allora era stato Mike Gminski). L’Associated Press lo inserisce nel terzo quintetto nazionale, insomma è un mezzo trionfo personale.
Il meglio sembra però essere in arrivo, per la coppia Redick-Williams: il loro campionato da senior si apre infatti con diciassette vittorie che li proiettano in testa ai “ranking” del basket college. Shelden è una macchina: segna 30 punti a Memphis, 20 o più punti in nove occasioni, cattura otto o più rimbalzi in quattordici delle diciassette partite. Il 4 dicembre 2005, in una sofferta vittoria su Virginia Tech (77 a 75), segna 8 tiri su 11 tentativi, 5 tiri liberi su 7, aggiungendo ai 21 punti 19 rimbalzi e 5 stoppate. L’11 gennaio nel facile successo contro Maryland ottiene la “tripla doppia”: 19 punti, 11 rimbalzi e 10 stoppate. Il 21 gennaio 2006 la “striscia” si interrompe nella visita ai Georgetown “Hoyas”, che si impongono per 87 a 84 “imbavagliando” Shelden nella sua peggior uscita stagionale. Ma anche grazie alla strepitosa annata di J.J. Redick i “Blue Devils” riprendono il cammino infilando altre dici vittorie. Dal 10 al 12 marzo Duke vince tre partite e con esse il torneo ACC (il terzo successo nei quattro anni di Williams), superando in finale Boston College. Poi inizia il torneo NCAA, al quale la squadra di “Coach K” si presenta con i favori del pronostico. Al primo turno Duke supera agevolmente Southern per 70 a 54 (Shelden a quota 29 e 18 rimbalzi), e due giorni dopo la vittima sono i “Colonials” di George Washington, superati per 74 a 61 (Williams 17+14). Il 23 marzo ad Atlanta in Georgia è in programma la semifinale dei Regionals, e Louisiana State University affronta i favoriti Blue Devils dal…basso di una posizione numero 18 del ranking. E si sa come vanno queste cose: Glen “Big Baby” gioca un’ottima partita (14 punti) mentre Tyrus Thomas allenta cinque stoppate. Duke è in difficoltà: come gli era già accaduto nella March Madness contro Kansas nel 2003 e Michigan State nel 2005, Redick litiga col canestro (3 su 18 al tiro) e finisce con 11 punti, ben 16 sotto alla sua media. Shelden Williams è l’unico a tenere botta: 23 punti, 13 rimbalzi e 4 stoppate sono la “linea” della sua ultima partita di basket NCAA, perché Duke, numero 1 del ranking, è spedita a casa da LSU con un perentorio 62 a 54. Il numero 23 chiude la sua esperienza alla corte di Krzyzewki con 18.8 punti, 10.7 rimbalzi e 3.8 stoppate di media: nei quattro anni in cui Shelden ha bazzicato il campus di Durham, North Carolina, Duke ha vinto 116 partite perdendone solo 23. Non passa molto, che è già tempo di draft. Williams lavora sodo e si sottopone volentieri ai massacranti “workout” messi in piedi dalle franchigie in odore di scelta. Ne passa ben sei: Houston, Golden State, Utah, Oklahoma, Seattle e, ovviamente, Boston! A Waltham quel sabato 3 giugno 2006 sono presenti sia Ainge che i membri del coaching staff, e gli altri atleti sono Mohamed Sene, Patrick O’Bryant ed il bostoniano Torin Francis. Shelden, nonostante la decina di centimetri in meno, surclassa la peraltro non eccezionale concorrenza lasciando nei Celtics un’impressione positiva che risulterà decisiva tre anni dopo. “Anche se mi sento un’ala – dichiara ai microfoni di Peter Stringer – in quasi tutti i miei allenamenti sono stato fatto giocare in posizione di centro. E’ qualcosa a cui devo abituarmi, ai cambi di marcamento ed agli aiuti a livello NBA”. Dichiara di essere pronto alla scelta in qualsiasi punto della “lotteria”, dalla 4 alla 15. Gli va piuttosto bene: Atlanta lo sceglie alla 5, due sole posizioni prima dei Celtics che quindi scambiano la loro scelta con Sebastian Telfair.
La prima stagione da professionista per l’atleta inizia a piccoli passettini. Gli Hawks sono squadra giovane e coach Mike Woodson sta “facendo la conta” per vedere chi merita di essere parte del progetto di ricostruzione. Shelden fa vedere qualcosa: 15 rimbalzi contro Milwaukee il 14 novembre 2006, e poi la doppia doppia: 20 punti e 13 rimbalzi il 22 novembre in una sconfitta a Detroit. Ma l’esplosione di Josh Smith danneggia il nostro, che di colpo vede diminuire i propri “minutaggi”. Verso la fine della stagione, con Atlanta ormai fuori dalla corsa per i playoffs, Woodson si lancia negli esperimenti e garantisce all’atleta una “striscia” di partenze in quintetto. Nelle ultime quattro gare di campionato Shelden piazza quattro doppie-doppie mantenendo una media di 16 punti e 12 rimbalzi che rianima un po’ le sue cifre stagionali, alzandole a 5.5 punti e 5.4 rimbalzi in stagione. Numeri sufficienti a garantirgli un po’ di fiducia in più nella stagione seguente? Non proprio. L’arrivo di Al Horford lo spedisce in fondo alla rotazione, i minuti diminuiscono e Williams in quel ruolo di “guastatore occasionale” proprio non ci si trova. Piove sul bagnato ad Atlanta quando il “Landlord” sotto Natale esce dal barbiere, sta per salire sulla sua Chrysler Aspen e due tipacci gli puntano una pistola rubandogli l’automobile. Niente va per il verso giusto in quella stagione, ed è evidente che gli Hawks non hanno un gran bisogno di lui. L’unica “luce” ad accendersi è quella del rapporto con Candace Parker. I due si sono conosciuti durante una visita al camp di Duke della “Michael Jordan al femminile”, e sono diventati amici. Hanno cominciato ad uscire insieme ed alla fine si fidanzano, con buona pace di mamma Parker: “Candace ha bisogno di un uomo forte e sicuro di sé, e Shelden è proprio così”. Seguono a distanza le partite dell’altro e si mandano messaggini via cellulare dandosi consigli. Ma, povera Candace, non c’è niente da fare: il tempo del suo innamorato ad Atlanta sta volgendo al termine: tre punti e tre rimbalzi a partita col 37% al tiro in 12 minuti sono il viatico verso la trade, che avviene il 16 febbraio 2008 quando gli Hawks si assicurano il “King” Mike Bibby.
A Sacramento non è che per Shelden le cose migliorino: anche lì 12 minuti di media in una squadra in declino, e l’ex “Blue Devil” non ci si raccapezza. Trova pure il modo di infilare la doppia-doppia da 12 punti ed 11 rimbalzi ai Lakers il 15 aprile, ma sarà sufficiente per ottenere la fiducia del coach Reggie Theus? Intanto, all’inizio della stagione 2008-09 Shelden e Candace convolano a nozze: il 12 novembre si sposano a Lake Tahoe, con lo splendido scenario della Sierra Nevada a fare da cornice. Ma per il “Landlord” è solo una breve parentesi felice. In una squadra alla deriva (il coach verrà “silurato” di lì a poco) gioca 10 minuti a gara fatturando 3.7 punti e 2.6 rimbalzi, e mettendosi in lista per la prossima “trade”. Che arriva puntuale il 19 febbraio 2009 quando i Kings lo spediscono al freddo del Minnesota (assieme a Bobby Brown) in cambio di Rashad McCants e Calvin Booth. Di male in peggio: la terza squadra in ricostruzione in tre anni. Le grandi manovre dei Timberwolves procedono mentre Shelden trova un paio di doppie-doppie: i lupacchiotti, giovani e martoriati dagli infortuni, languono nei bassifondi dell’NBA. Quando il campionato termina, McHale viene “silurato” ed il nuovo General Manager David Kahn fa sapere al giocatore di non essere interessato a lui. Shelden è ora disoccupato, ma non si preoccupa: il 13 maggio Candace da alla luce la piccola Lailaa Nicole. Che finalmente un po’ di fortuna cominci ad arrivare anche a Shelden?La fortuna arriva sotto forma di telefonata da parte di Danny Ainge. Contratto annuale da 1.3 milioni e la possibilità finalmente di far parte di una squadra già “pronta”, dopo tre esperienze in progetti di ricostruzione. Per i Celtics il peso relativo di un contratto al minimo garantito che vale come assicurazione in caso di mancate firme e/o infortuni dei guerrieri della frontline. Ainge non ha nulla da perdere, anzi, in caso di necessità rischia di fare l’ennesimo figurone. Cosa che accade puntualmente quando “Big Baby” Davis, titolare del ruolo di primo cambio allo “spot” di power forward, si infortuna stupidamente al pollice della mano destra litigando con un amico. Ecco che Shelden Williams si trova improvvisamente catapultato nella situazione ideale, non dovendo più mostrare di cosa è capace ma aspettando di raccogliere le “briciole” del gioco altrui, al fianco di All Star come Garnett e Wallace. All’esordio nell’inferno della Quicken Loans Arena entra in campo in un momento difficile: il quintetto base le ha “buscate” e tocca alla “second unit” recuperare la partita. Shelden non cerca di strafare, in 12’ mette quattro liberi e cattura tre rimbalzi per poi tornare a sedersi una volta che la gara è ritornata in parità: tocca ai titolari vincerla, e Pierce fa la differenza. Nella seconda partita, il 28 ottobre contro i Bobcats, il “garbage time” arriva presto ed il numero 13 dei Celtics può mettere assieme 22 minuti di gioco, 12 punti e 9 rimbalzi. Due sere dopo arriva la doppia-doppia: 10 punti e 10 rimbalzi ai Bulls in un altro “tempo di rifiuti” da 24 minuti. Il 1 novembre contro gli Hornets gioca meno: la partita rimane in discussione a lungo, finchè Kevin Garnett e Paul Pierce non decidono di chiuderla. Williams in 10’ “fattura” 2 punti e 3 rimbalzi. A Philadelphia la gara si decide ad inizio ripresa, e Shelden ha modo di giocare altri 22 minuti nei quali colleziona 11 punti e 7 rimbalzi. A Minneapolis solo 9 minuti di gioco, ma un perfetto 2 su 2 al tiro e ed ai liberi, per 6 punti. Nella sconfitta coi Suns 2 punti e 4 rimbalzi in 12 minuti, e nel New Jersey 8 punti e 3 rimbalzi.
Le cifre complessive finora parlano di 16.1 minuti medi ad allacciata di scarpe in cui Shelden segna 6.9 punti col 60% al tiro ed l’86.2% ai liberi e cattura 5.1 rimbalzi. Ma ciò che ha finora più impressionato è l’estrema semplicità con la quale l’atleta si è inserito nel modulo di gioco di “Doc” Rivers. Sette vittorie in otto partite, ed Ainge a fare l’ennesima figura da genio…che mondo ingiusto.
Game #08 New Jersey Nets Vs Boston Celtics 76 - 86
Pubblicato da
Edo the Chief
sabato 7 novembre 2009
Game #08 New Jersey Nets Vs Boston Celtics 76 - 86
2009-11-07T13:00:00+01:00
Edo the Chief
Comments
Una versione molto appannata dei Celtics permette ai Nets falcidiati dagli infortuni di stare in partita per oltre tre quarti complice una serata disastrosa al tiro da tre punti, e solo nel periodo finale riesce a scavare un margine di sicurezza. Quintetto in affanno, meglio la panchina, in cui emerge un coriaceo Scalabrine.
Vittoria importante per il morale ma ottenuta ancora una volta con difficoltà contro un'avversario ridotto al minimo sindacale di 8 uomini di rotazione, e con il solo Brook Lopez del quintetto base.
Alla lista degli indisponibili si sono aggiunti anche Douglas Roberts che ha contratto il virus H1N1, e Courtney Lee con uno stiramento ad un gamba.
Partenza dove i Nets si portano subito avanti 5-2 trascinati dal duo Lopez Alston con quest'ultimo che piazza la prima tripla della serata, il tutto anche per una difesa celtica che definire pigra e' eufemistico.
Rondo in serata al tiro ci tiene in contatto fino a meta' quarto quando un un layup di Lopez porta i padroni di casa sul 16-8, essere doppiati dai Nets mando su tutte il Doc che sbuffa come un toro dalla panchina.
Oltra ad una difesa che concede troppo dal perimetro si segnalano le pessime presazioni al tiro di KG e Allen, con Pierce che si trova spesso palla in mano per penetrazioni frutto piu' della disperazione che di scelte tattiche precise.
Riusciamo comunque a piazzare un parziale di 10-2 che ci porta a chiudere il quarto in parita' sul 18-18, firmato principalmente da Rondo che liberi a parte la mette con frequenza e da un buon impatto di Scalabrine.
La seconda frazione inizia con le riserve in campo per i Celtics con la sorpresa di J.R. Giddens che si presenta subito con una persa.
Quarto veramente inguardabile da ambo le parte, con errori a ripetizione e soprattutto da parte nostra una mancanza di intensità difensiva che impedisce di generare ritmo in attacco, si va cosi' alla fine del quarto punto a punto sino al 40 a 39 per i Nets
Da segnale che negli 3 minuti non abbiamo fatto un canestro che sia uno; con Rondo a sbagliare i liberi, Allen e Sheed le conclusioni dal perimetro.
Il terzo si apre con un jumper del capitano a cui risponde subito Simmons con la tripla, ma ora sembra che i Celtics abbiamo voglia di difendere e riusciamo a piazzare un parziale che ci porta sul 52 a 45 a meta' tempo impedendo ai Nets di segnare per ben tre minuti, ancora Pierce e Rondo gli autori dello strappo, da segnalare che fino ad ora non abbiamo messo a segno nessuna tripla, cosa abbastanza singolare per una squadra che annovera tra le sue fila tiratori come Allen, House, Wallace e lo stesso Pierce.
Quando si pensava di aver incanalato la gara sul giusto binario, ecco l'ennesimo passaggio a vuoto che porta i Nets sul 55 pari grazie a Lopez e Alston. Proprio il centro dimostra di essere elemento da seguire, perche' oltre ad un gran lavoro sotto le plance dimostrata di possedere anche mani educate.
Si ci aspettava di chiudere la pratica ed invece arriviamo alla fine della frazione sotto di due sul 61-59, da segnalere le difficoltà di Perkins nella marcatura di Lopez.
Quando si credeva di incappare in una sconfitta clamorosa per le condizioni decimate dei Nets, si assiste allo show di Scalabrine che in apertura del quarto finale piazza una tripla ed un jumper entrambi su assist di Ray, finalmente si rivede che Sheed che piazza sei punti consecutivi seguito da un redivivo Allen che ci portano sul 80-72 con quattro minuti da giocare; con i Nets che hanno speso tutto riusciamo finalmente a controllare la partita e chiudere senza affanni sul 86 a 76.
In conclusione partita scialba dove e' bastato il minimo sindicale per portarla a casa, note positive da Rondo che chiude con un confortante 8 su 11 dal campo, la panchina e' stata trascinato dal buon Scal mentre House e Wallace hanno trovato un'altra serataccia nel tiro dalla lunga.
PREVIEW
Boston Celtics (6-1) vs New Jersey Nets (0-6)
Sabato, 7 novembre 2009, 7.30 PM ET
Boston Celtics
Vittoria importante per il morale ma ottenuta ancora una volta con difficoltà contro un'avversario ridotto al minimo sindacale di 8 uomini di rotazione, e con il solo Brook Lopez del quintetto base.
Alla lista degli indisponibili si sono aggiunti anche Douglas Roberts che ha contratto il virus H1N1, e Courtney Lee con uno stiramento ad un gamba.
Partenza dove i Nets si portano subito avanti 5-2 trascinati dal duo Lopez Alston con quest'ultimo che piazza la prima tripla della serata, il tutto anche per una difesa celtica che definire pigra e' eufemistico.
Rondo in serata al tiro ci tiene in contatto fino a meta' quarto quando un un layup di Lopez porta i padroni di casa sul 16-8, essere doppiati dai Nets mando su tutte il Doc che sbuffa come un toro dalla panchina.
Oltra ad una difesa che concede troppo dal perimetro si segnalano le pessime presazioni al tiro di KG e Allen, con Pierce che si trova spesso palla in mano per penetrazioni frutto piu' della disperazione che di scelte tattiche precise.
Riusciamo comunque a piazzare un parziale di 10-2 che ci porta a chiudere il quarto in parita' sul 18-18, firmato principalmente da Rondo che liberi a parte la mette con frequenza e da un buon impatto di Scalabrine.
La seconda frazione inizia con le riserve in campo per i Celtics con la sorpresa di J.R. Giddens che si presenta subito con una persa.
Quarto veramente inguardabile da ambo le parte, con errori a ripetizione e soprattutto da parte nostra una mancanza di intensità difensiva che impedisce di generare ritmo in attacco, si va cosi' alla fine del quarto punto a punto sino al 40 a 39 per i Nets
Da segnale che negli 3 minuti non abbiamo fatto un canestro che sia uno; con Rondo a sbagliare i liberi, Allen e Sheed le conclusioni dal perimetro.
Il terzo si apre con un jumper del capitano a cui risponde subito Simmons con la tripla, ma ora sembra che i Celtics abbiamo voglia di difendere e riusciamo a piazzare un parziale che ci porta sul 52 a 45 a meta' tempo impedendo ai Nets di segnare per ben tre minuti, ancora Pierce e Rondo gli autori dello strappo, da segnalare che fino ad ora non abbiamo messo a segno nessuna tripla, cosa abbastanza singolare per una squadra che annovera tra le sue fila tiratori come Allen, House, Wallace e lo stesso Pierce.
Quando si pensava di aver incanalato la gara sul giusto binario, ecco l'ennesimo passaggio a vuoto che porta i Nets sul 55 pari grazie a Lopez e Alston. Proprio il centro dimostra di essere elemento da seguire, perche' oltre ad un gran lavoro sotto le plance dimostrata di possedere anche mani educate.
Si ci aspettava di chiudere la pratica ed invece arriviamo alla fine della frazione sotto di due sul 61-59, da segnalere le difficoltà di Perkins nella marcatura di Lopez.
Quando si credeva di incappare in una sconfitta clamorosa per le condizioni decimate dei Nets, si assiste allo show di Scalabrine che in apertura del quarto finale piazza una tripla ed un jumper entrambi su assist di Ray, finalmente si rivede che Sheed che piazza sei punti consecutivi seguito da un redivivo Allen che ci portano sul 80-72 con quattro minuti da giocare; con i Nets che hanno speso tutto riusciamo finalmente a controllare la partita e chiudere senza affanni sul 86 a 76.
In conclusione partita scialba dove e' bastato il minimo sindicale per portarla a casa, note positive da Rondo che chiude con un confortante 8 su 11 dal campo, la panchina e' stata trascinato dal buon Scal mentre House e Wallace hanno trovato un'altra serataccia nel tiro dalla lunga.
PREVIEW
Boston Celtics (6-1) vs New Jersey Nets (0-6)
Sabato, 7 novembre 2009, 7.30 PM ET
Boston Celtics
Quintetto base
PG: Rajon Rondo PPG 9.9 RPG 3.9 APG 9.9
SG: Ray Allen PPG 15.1 RPG 2.5 APG 2.8
C: Kendrick Perkins PPG 9.6 RPG 5.7 BPG 2.5
SF: Paul Pierce PPG 19.1 RPG 5.7 APG 3.6
PF: Kevin Garnett PPG 13.4 RPG 7.6 BPG 1.6
Riserve
Rasheed Wallace
Marquis Daniels
Eddie House
Shelden Williams
Lester Hudson
JR Giddens
Brian Scalabrine
Infortunati
Tony Allen (ankle) out
Bill Walker (knee) out
Big Baby Davis (thumb) out
New Jersey Nets
PG: Rajon Rondo PPG 9.9 RPG 3.9 APG 9.9
SG: Ray Allen PPG 15.1 RPG 2.5 APG 2.8
C: Kendrick Perkins PPG 9.6 RPG 5.7 BPG 2.5
SF: Paul Pierce PPG 19.1 RPG 5.7 APG 3.6
PF: Kevin Garnett PPG 13.4 RPG 7.6 BPG 1.6
Riserve
Rasheed Wallace
Marquis Daniels
Eddie House
Shelden Williams
Lester Hudson
JR Giddens
Brian Scalabrine
Infortunati
Tony Allen (ankle) out
Bill Walker (knee) out
Big Baby Davis (thumb) out
New Jersey Nets
Quintetto base
PG: Rafter Alston PPG 8.6 RPG 1,7 APG 4.8
SG: Courtney Lee PPG 11.9 RPG 1.7 APG 2.0
C: Brook Lopez PPG 17.0 RPG 7.7 BPG 2.3
SF: Chris Douglas Roberts PPG 15.6 RPG 4.8 APG 1.2
PF: Eduardo Najera PPG 7.5 RPG 4.6 APG 2.1
Riserve
Josh Boone
Sean Williams
Bobby Simmons
Trenton Hassell
Infortunati
Keyon Dooling (hip) out
Tony Battie (knee) out
Devin Harris (groin) questionable
Jarvis Hayes (hamstring) out
Yi Jianlian (MCL) out
Celtics chiamati ad un pronto riscatto dopo l'inattesa sconfitta in casa con i Suns, e l'avversario di stasera potrebbe essere quello giusto.
I Nets in estate hanno proseguito nel lavoro di ricostruzione della franchigia iniziato con l'addio a Jason Kidd, con l'operazione che ha portato la bandiera Vince Carter in quel di Orlando in cambio di Alston, Battie e Courtney Lee; il tutto in ottica 2010 visto che i primi due andando in scadenza di contratto permetteranno di allegerire il salary cap per provare a puntare su uno dei tanti big che animeranno la prossima estate. Restano comunque forti dubbi per il futuro di una franchigia senza un’identità precisa, e soprattutto con poco appeal per per una stella di prima grandezza.
L'operazione nell'immediato ha generato 6 sconfitte consecutive, dovute anche a numerosi infortuni che hanno colpito primo fra tutti proprio Harris che doveva essere la star della squadra ed il vero trascinatore,senza dimenticare che Ryan Anderson andato ai Magic nell'operazione Carter, rappresenta a posteriori una perdita rilevante.
Di sicuro anche il pieno recupero del prodotto di Wisconsin difficilmente consentirà ai Nets di evitare quella potrebbe essere la peggiore stagione della loro storia.
Notizie positive vengono sicuramente da Douglas Roberts che viaggia a 15,6 punti a partita e dal centro Brook Lopez con 17 e 7,7 rimbalzi; da Skip to my Lou invece si ci aspettava ben piu' dei 8,6 a partita con un a media assist di appena 4,8.
Si rinnovera' quindi l'infuocato duello tra Rondo ed Alston della serie persa con Orlando lo scorso anno, dove il buon Rajon dovra' non cadere in certe provocazioni visto anche il precedente con Paul.
Analizzando i duelli in campo senza dubbio siamo superiori in tutti match up, solo l'impoderabile potrebbe sovvertire il pronostico.
Visto il back to back e l’entità dell’impegno ci si aspetta un basso minutaggio dei Big Three, in particolare KG tenuto in campo per 31 minuti ma pur sempre reduce da un'infortunio.
La panchina dovra' dare quelle risposte che sono mancate con i Suns, e soprattutto si dovra' ritrovare quel tiro da 3 fondamentale per il ns gioco.
In conclusione partita che diventa importante proprio per vedere la reazione di una squadra che per due settimana e' sembrata una nave inaffondabile, ma si sa meglio navigare a vista.
PG: Rafter Alston PPG 8.6 RPG 1,7 APG 4.8
SG: Courtney Lee PPG 11.9 RPG 1.7 APG 2.0
C: Brook Lopez PPG 17.0 RPG 7.7 BPG 2.3
SF: Chris Douglas Roberts PPG 15.6 RPG 4.8 APG 1.2
PF: Eduardo Najera PPG 7.5 RPG 4.6 APG 2.1
Riserve
Josh Boone
Sean Williams
Bobby Simmons
Trenton Hassell
Infortunati
Keyon Dooling (hip) out
Tony Battie (knee) out
Devin Harris (groin) questionable
Jarvis Hayes (hamstring) out
Yi Jianlian (MCL) out
Celtics chiamati ad un pronto riscatto dopo l'inattesa sconfitta in casa con i Suns, e l'avversario di stasera potrebbe essere quello giusto.
I Nets in estate hanno proseguito nel lavoro di ricostruzione della franchigia iniziato con l'addio a Jason Kidd, con l'operazione che ha portato la bandiera Vince Carter in quel di Orlando in cambio di Alston, Battie e Courtney Lee; il tutto in ottica 2010 visto che i primi due andando in scadenza di contratto permetteranno di allegerire il salary cap per provare a puntare su uno dei tanti big che animeranno la prossima estate. Restano comunque forti dubbi per il futuro di una franchigia senza un’identità precisa, e soprattutto con poco appeal per per una stella di prima grandezza.
L'operazione nell'immediato ha generato 6 sconfitte consecutive, dovute anche a numerosi infortuni che hanno colpito primo fra tutti proprio Harris che doveva essere la star della squadra ed il vero trascinatore,senza dimenticare che Ryan Anderson andato ai Magic nell'operazione Carter, rappresenta a posteriori una perdita rilevante.
Di sicuro anche il pieno recupero del prodotto di Wisconsin difficilmente consentirà ai Nets di evitare quella potrebbe essere la peggiore stagione della loro storia.
Notizie positive vengono sicuramente da Douglas Roberts che viaggia a 15,6 punti a partita e dal centro Brook Lopez con 17 e 7,7 rimbalzi; da Skip to my Lou invece si ci aspettava ben piu' dei 8,6 a partita con un a media assist di appena 4,8.
Si rinnovera' quindi l'infuocato duello tra Rondo ed Alston della serie persa con Orlando lo scorso anno, dove il buon Rajon dovra' non cadere in certe provocazioni visto anche il precedente con Paul.
Analizzando i duelli in campo senza dubbio siamo superiori in tutti match up, solo l'impoderabile potrebbe sovvertire il pronostico.
Visto il back to back e l’entità dell’impegno ci si aspetta un basso minutaggio dei Big Three, in particolare KG tenuto in campo per 31 minuti ma pur sempre reduce da un'infortunio.
La panchina dovra' dare quelle risposte che sono mancate con i Suns, e soprattutto si dovra' ritrovare quel tiro da 3 fondamentale per il ns gioco.
In conclusione partita che diventa importante proprio per vedere la reazione di una squadra che per due settimana e' sembrata una nave inaffondabile, ma si sa meglio navigare a vista.
Game #07 Boston vs Phoenix 103-110
Pubblicato da
Shamrock
venerdì 6 novembre 2009
Game #07 Boston vs Phoenix 103-110
2009-11-06T10:39:00+01:00
Shamrock
Recap|
Comments
Brutta sconfitta casalinga dei Boston Celtics che soccombono a dei Suns trascinati da un furioso Jason Richardson e da giocate importanti da parte dei comprimari.
I primi minuti della partita sembravano dare un'impressione positiva, con Perkins ad attaccare il canestro e tutto il quintetto dando dimostrazione del perchè questa squadra viene definita come la più "unselfish" della lega (memorabile il canestro del 7-3 in cui tutti i titolari toccano la palla in meno di tre secondi).
Purtroppo le buone sensazioni vengono subito smentite dalle triple di Richardson e da alcune giocate sublimi di Grant Hill e quando Steve Nash "sgancia" la bomba in testa a Rajon Rondo l'impressione è che questi Suns sono venuti a Boston a fare le cose sul serio.In generale l'immagine che i ragazzi di Doc Rivers danno in questo primo quarto è quella di "adeguarsi" ai ritmi forsennati imposti da Phoenix. Nonostante un ottimo Garnett (10 punti per lui nella frazione) è Richardson a "castigare" continuamente con 14 punti a referto. Si chiude comunque in "scia", sul 29 a 27 per i Suns.
In apertura di secondo quarto ci si aspetta una reazione ma nessun Celtic riesce veramente a cambiare l'andamento della contesa, anzi, è dall'altra parte che oltre ad alcuni buoni canestri di Stoudemire si assiste all'entrata in scena di "eroi improbabili" come Dudley e Dragic che con giocate "importanti" mettono Phoenix avanti di 8 (36-44).
Alla difesa troppo statica i Celtics sembrano non riuscire a rimediare neppure in attacco, con parecchi errori da "sotto", così quando ancora Stoudemire schiaccia violentemente su Garnett il vantaggio raggiunge gli 11 punti. Sembra si vada alla deriva ma 8 punti consecutivi ci rimettono in partita con Garnett e Perkins sugli scudi; purtroppo Pierce ed Allen non partecipano troppo alla "rincorsa", così, dopo una tripla di Nash e l'errore finale del Capitano biancoverde il primo tempo si chiude sul 57 a 51.
Boston sta tirando comunque ben oltre il 50% ma è il 70% dei Suns dalla lunga distanza a far suonare un campanello d'allarme importante.
Il terzo quarto comincia ancora con un Perkins volitivo, per lui punti in attacco e molta presenza in difesa con un paio di stoppate clamorose su Stoudemire; quest'ultimo, quando viene attaccato da Garnett in post basso, sembra non capirci nulla; purtroppo però Richardson continua a bucare la nostra retina ed alla festa si aggiungono Frye e Nash.
Quando ancora Richardson infila i liberi del + 8 sembra impossibile che i Celtics abbiano messo a segno 14 delle ultime 16 conclusioni tentate dal campo!Un paio di "KG from Rondo" e quattro punti consecutivi di Marquis Daniels ci riportano a meno 3 ma Nash ci ricaccia indietro; una tripla di Pierce ed un pregevole "svitamento" di Sheed fanno ruggire il Garden e se alla fine Rondo mettesse i liberi si potrebbe pareggiare ma li fallisce entrambi e quel gomito dà l'impressione di essere ancora un po' troppo "aperto"...83-85.
L'ultimo periodo inizia nel peggiore dei modi: 8 punti consecutivi di Jason Richardson scavano di nuovo il solco tra le due squadre, mezzo "ricucito" solo da Rasheed Wallace con un paio di giocate meravigliose in post-basso (era quello che tutti volevamo no?); Steve Nash si dimostra "condottiero" esperto ma sempre "frizzante", alcune sue giocate fanno veramente male, ma anche più dannose per i Celtics risultano le triple di Dudley e Frye.
Quando anche Ray Allen si sveglia (anche una schiacciata rabbiosa per lui) ormai è troppo tardi. Garnett e Stoudemire si "rimbalzano" canestri ma è quando la tripla di Sheed fa "in & out" che capiamo che è veramente finita.
Partita sottotono per i Celtics; dopo le prime "avvisaglie" di Minneapolis arriva la prima "L" stagionale; inaspettata quanto vogliamo, ma frutto di una prestazione un po' confusionaria e troppo permissiva in difesa.
Alla fine la differenza non sono solo le 13 triple contro 4 a favore dei Suns ma anche tante giocate decisive dai vari Dudley, Dragic e Amundson alle quali la più "quotata" panchina bostoniana non ha saputo rispondere (oggi negativo House e non troppo utile Shelden Williams).
Rondo pur collezionando buoni numeri stavolta perde lo scontro diretto con Nash e conferma (o aggrava?) tutti i dubbi sull'affidabilità del "jumper" e sulla capacità di "metterla" dalla lunetta.Sottotono Pierce e solo "fiammate" da Ray Allen. Ottima la prova di Garnett soprattutto in attacco e positiva la prestazione di Perkins.
Un gran bell'applauso comunque a questi Phoenix Suns che si sono presentati al Garden con la "fame" tipica di una finale NBA, non di una partita di inizio stagione. PREVIEW
Boston Celtics (6-0) vs. Phoenix Suns (4-1)
Venerdì, 6 Novembre 2009, 7.30 PM ET
TD Garden, Boston, MA
Boston Celtics
Quintetto base
PG: Rajon Rondo PPG 9.2 RPG 4.30 APG 9.7
SG: Ray Allen PPG 15.0 RPG 1.80 APG 2.7
SF: Paul Pierce PPG 19.7 RPG 6.00 APG 3.3
PF: Kevin Garnett PPG 11.3 RPG 7.50 APG 2.2
C: Kendrick Perkins PPG 9.2 RPG 5.50 APG 1.2
Riserve
SG: Ray Allen PPG 15.0 RPG 1.80 APG 2.7
SF: Paul Pierce PPG 19.7 RPG 6.00 APG 3.3
PF: Kevin Garnett PPG 11.3 RPG 7.50 APG 2.2
C: Kendrick Perkins PPG 9.2 RPG 5.50 APG 1.2
Riserve
Rasheed Wallace
Marquis Daniels
Marquis Daniels
Eddie House
Shelden Williams
Lester Hudson
JR Giddens
Brian Scalabrine
Shelden Williams
Lester Hudson
JR Giddens
Brian Scalabrine
Infortunati
Tony Allen (ankle) out
Bill Walker (knee) out
Big Baby Davis (thumb) out
Tony Allen (ankle) out
Bill Walker (knee) out
Big Baby Davis (thumb) out
Phoenix Suns
Quintetto base
PG: Steve Nash PPG 19.6 RPG 3.00 APG 10.8
SG: Jason Richardson PPG 12.3 RPG 3.00 APG 2.0
SF: Grant Hill PPG 14.0 RPG 8.80 APG 1.6
PF: Amar’e Stoudemire PPG 19.2 RPG 8.60 APG 0.8
C: Channing Frye PPG 14.6 RPG 4.60 APG 1.2
SG: Jason Richardson PPG 12.3 RPG 3.00 APG 2.0
SF: Grant Hill PPG 14.0 RPG 8.80 APG 1.6
PF: Amar’e Stoudemire PPG 19.2 RPG 8.60 APG 0.8
C: Channing Frye PPG 14.6 RPG 4.60 APG 1.2
Riserve
Jared Dudley
Goran Dragic
Louis Amundson
Earl Clark
Alando Tucker
Taylor Griffin
Jarron Collins
Jared Dudley
Goran Dragic
Louis Amundson
Earl Clark
Alando Tucker
Taylor Griffin
Jarron Collins
Infortunati
Leandro Barbosa (sore right wrist) out
Dopo un giorno di meritato “digiuno”, ecco che per le affamate bocche dei tifosi bostoniani è subito servito un piatto succulento: al Garden sono di scena i Phoenix Suns di Steve Nash. Tanto per cambiare i padroni di casa saranno in back to back, dato che il giorno dopo dovranno viaggiare nel New Jersey per affrontare gli apparentemente derelitti Nets.
Ovviamente non è questa la sede più opportuna ed “imparziale” per creare polemiche su questo calendario quanto meno “bizzarro” per i Boston Celtics ma, tant’è, i ragazzi di Doc Rivers dovranno cercare di dosare le forze in modo saggio in quest’inizio di stagione particolarmente intenso.
Gli avversari di turno arrivano alla Beantown con un record di tutto rispetto, 4 vittorie e solo 1 sconfitta, maturata peraltro in modo alquanto perentorio due giorni orsono sul campo degli Orlando Magic.
Le chiavi di lettura e gli spunti d’interesse per questa partita sono molteplici: innazitutto la sfida nella sfida tra il neo-milionario Rajon Rondo ed un “dirimpettaio” del calibro di Steve Nash che, nonostante le 35 primavere suonate, ha cominciato la stagione con numeri a dir poco impressionanti.
A dir la verità il Canadese recentemente non ha avuto vita facile contro il “quarter back” bostoniano: l’ultima volta che si affrontarono al Garden, il 19 gennaio di quest’anno, Rondo vinse nettamente il confronto diretto “sfoggiando” una prestazione da 23 punti, 5 rimbalzi e 7 assist in soli 29 minuti, meritandosi appieno il premio di “man of the match”. Non pago di ciò, solo un mese dopo, nella partita di “ritorno” a Phoenix (la prima dopo il “maledetto” infortunio di Garnett a Salt Lake City), l’ex Kentucky si spinse fino ai 32 punti, conditi da 10 assist e 6 “carambole” per sancire una delle sue più belle prestazioni da professionista.
Insomma, un match up interessante ma che sembra non intimidare minimamente il “regista” dei Boston Celtics che dal più quotato avversario sembra comunque aver ereditato quelle funamboliche “scampagnate” lungo la linea di fondo, attraversando tutta l’area alla ricerca di qualche invenzione “importante”.Una caratteristica, questa, che fino a poco tempo fa era quasi unicamente apannaggio di Steve Nash.
Sotto i tabelloni i fari saranno puntati sulla nuova coppia Channing Frye-Amare Stoudemire; il primo, dopo i due anni passati a New York e le ultime due stagioni a Portland, sembra stia trovando in Arizona la giusta dimensione; ad una certa “mal disposizione” al rimbalzo fa da contraltare un’inedita dimestichezza nel tiro dalla lunga distanza, avendo accumulato fino ad ora un impressionante 52% nell 5 partite fin qui disputate.
Stoudemire invece è reduce da una stagione “dimezzata” a causa dell’operazione per distaccamento della retina e sembra voler dimostrare a tutti che quest’anno “ci vede” benissimo: i suoi numeri come di consuetudine sfiorano il 20+10 ma sarà soprattutto la sua esplosiva potenza a mettere a prova un fisico ancora alla ricerca della miglior condizione come quello di Kevin Garnett.
Tutto da gustare anche il match-up allo spot “2” con il nostro Ray Allen chiamato allo “shoot-out” da quel Jason Richardson che dopo aver dovuto saltare le prime due partite della stagione per uno spiacevole episodio di “drink & drive”, sta confermando di possedere doti balistiche indiscutibili anche se è ora chiamato a rinunciare a qualche tiro di troppo per la “causa” (e per uno abituato a prendersene regolarmente una ventina a partita non è affatto facile).
Dulcis in fundo, il veterano ma sempre elegante Grant Hill “cozzerà” con Paul Pierce. Proprio il 37enne da Duke era stato più volte “invocato” durante l’estate come possibile cambio di lusso per il Capitano dei Celtics, prima di decidere di rinnovare definitivamente con la franchigia dell’Arizona.
I numerosi infortuni subiti in carriera non hanno minato l’eterna classe dell’ex stella di Detroit ed Orlando che si presenta ora al Garden con numeri rispettabilissimi, tra i quali sorprendono non poco i quasi nove rimbalzi di media accumulati nelle prime cinque uscite stagionali.
Tra le rispettive “second unit” non ci dovrebbe essere partita per la manifesta superiorità della panchina bostoniana, soprattutto alla luce dell’infortunio al polso della mano destra che sta privando i Suns dei servigi di quel Leandro Barbosa che tanto “male” può fare quando viene impiegato come “sesto uomo” di lusso.Comunque da tenere sott’occhio l’ex di Boston College Jared Dudley e lo sloveno Goran Dragic che in queste prime uscite stagionali stanno cercando di mettersi in mostra con numeri più che rispettabili.
Il “mezzo passo falso” di Minneapolis vuole essere subito dimenticato dagli esigenti tifosi bostoniani, alla ricerca del miglior modo di cominciare il week end...con una convincente vittoria casalinga!
Leandro Barbosa (sore right wrist) out
Dopo un giorno di meritato “digiuno”, ecco che per le affamate bocche dei tifosi bostoniani è subito servito un piatto succulento: al Garden sono di scena i Phoenix Suns di Steve Nash. Tanto per cambiare i padroni di casa saranno in back to back, dato che il giorno dopo dovranno viaggiare nel New Jersey per affrontare gli apparentemente derelitti Nets.
Ovviamente non è questa la sede più opportuna ed “imparziale” per creare polemiche su questo calendario quanto meno “bizzarro” per i Boston Celtics ma, tant’è, i ragazzi di Doc Rivers dovranno cercare di dosare le forze in modo saggio in quest’inizio di stagione particolarmente intenso.
Gli avversari di turno arrivano alla Beantown con un record di tutto rispetto, 4 vittorie e solo 1 sconfitta, maturata peraltro in modo alquanto perentorio due giorni orsono sul campo degli Orlando Magic.
Le chiavi di lettura e gli spunti d’interesse per questa partita sono molteplici: innazitutto la sfida nella sfida tra il neo-milionario Rajon Rondo ed un “dirimpettaio” del calibro di Steve Nash che, nonostante le 35 primavere suonate, ha cominciato la stagione con numeri a dir poco impressionanti.
A dir la verità il Canadese recentemente non ha avuto vita facile contro il “quarter back” bostoniano: l’ultima volta che si affrontarono al Garden, il 19 gennaio di quest’anno, Rondo vinse nettamente il confronto diretto “sfoggiando” una prestazione da 23 punti, 5 rimbalzi e 7 assist in soli 29 minuti, meritandosi appieno il premio di “man of the match”. Non pago di ciò, solo un mese dopo, nella partita di “ritorno” a Phoenix (la prima dopo il “maledetto” infortunio di Garnett a Salt Lake City), l’ex Kentucky si spinse fino ai 32 punti, conditi da 10 assist e 6 “carambole” per sancire una delle sue più belle prestazioni da professionista.
Insomma, un match up interessante ma che sembra non intimidare minimamente il “regista” dei Boston Celtics che dal più quotato avversario sembra comunque aver ereditato quelle funamboliche “scampagnate” lungo la linea di fondo, attraversando tutta l’area alla ricerca di qualche invenzione “importante”.Una caratteristica, questa, che fino a poco tempo fa era quasi unicamente apannaggio di Steve Nash.
Sotto i tabelloni i fari saranno puntati sulla nuova coppia Channing Frye-Amare Stoudemire; il primo, dopo i due anni passati a New York e le ultime due stagioni a Portland, sembra stia trovando in Arizona la giusta dimensione; ad una certa “mal disposizione” al rimbalzo fa da contraltare un’inedita dimestichezza nel tiro dalla lunga distanza, avendo accumulato fino ad ora un impressionante 52% nell 5 partite fin qui disputate.
Stoudemire invece è reduce da una stagione “dimezzata” a causa dell’operazione per distaccamento della retina e sembra voler dimostrare a tutti che quest’anno “ci vede” benissimo: i suoi numeri come di consuetudine sfiorano il 20+10 ma sarà soprattutto la sua esplosiva potenza a mettere a prova un fisico ancora alla ricerca della miglior condizione come quello di Kevin Garnett.
Tutto da gustare anche il match-up allo spot “2” con il nostro Ray Allen chiamato allo “shoot-out” da quel Jason Richardson che dopo aver dovuto saltare le prime due partite della stagione per uno spiacevole episodio di “drink & drive”, sta confermando di possedere doti balistiche indiscutibili anche se è ora chiamato a rinunciare a qualche tiro di troppo per la “causa” (e per uno abituato a prendersene regolarmente una ventina a partita non è affatto facile).
Dulcis in fundo, il veterano ma sempre elegante Grant Hill “cozzerà” con Paul Pierce. Proprio il 37enne da Duke era stato più volte “invocato” durante l’estate come possibile cambio di lusso per il Capitano dei Celtics, prima di decidere di rinnovare definitivamente con la franchigia dell’Arizona.
I numerosi infortuni subiti in carriera non hanno minato l’eterna classe dell’ex stella di Detroit ed Orlando che si presenta ora al Garden con numeri rispettabilissimi, tra i quali sorprendono non poco i quasi nove rimbalzi di media accumulati nelle prime cinque uscite stagionali.
Tra le rispettive “second unit” non ci dovrebbe essere partita per la manifesta superiorità della panchina bostoniana, soprattutto alla luce dell’infortunio al polso della mano destra che sta privando i Suns dei servigi di quel Leandro Barbosa che tanto “male” può fare quando viene impiegato come “sesto uomo” di lusso.Comunque da tenere sott’occhio l’ex di Boston College Jared Dudley e lo sloveno Goran Dragic che in queste prime uscite stagionali stanno cercando di mettersi in mostra con numeri più che rispettabili.
Il “mezzo passo falso” di Minneapolis vuole essere subito dimenticato dagli esigenti tifosi bostoniani, alla ricerca del miglior modo di cominciare il week end...con una convincente vittoria casalinga!
Il ritiro di "Red"
Pubblicato da
Fabio Anderle
giovedì 5 novembre 2009
Il ritiro di "Red"
2009-11-05T18:35:00+01:00
Fabio Anderle
La Storia dei Celtics|
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Il 29 aprile 1966 il sole stava lentamente tramontando sul New England, lasciando lame di rame tra onde del fiume Charles. Era una calda serata bostoniana, di quelle in cui il fiume portava gli odori della primavera, mentre nella sala del “B’nai B’rith” il brusio era indistinto. I profumi di stagione però lasciavano bruscamente posto ad una tensione da tagliare col coltello, nell’edificio della fondazione ebraica in cui i Boston Celtics tenevano sempre loro cene di fine stagione. Secondo la tradizione chi era in procinto di abbandonare l’attività agonistica si sarebbe avvicinato al microfono ed avrebbe salutato con un piccolo discorso. Era sempre stato così: Bill Sharman nel 1961, Bob Cousy nel 1963, Frank Ramsey e Jim Loscutoff nel 1964 e Tommy Heinsohn un anno prima, nel 1965. Ma questa volta le cose erano diverse, la presenza di giornalisti e fotografi era massiccia, ed il clima non era disteso e rilassato nonostante poche ore prima i Boston Celtics si fossero laureati campioni NBA per la nona volta, l’ottava consecutiva. Perché quel giorno non era un giocatore, a ritirarsi, ma l’uomo che assieme a Walter Brown incarnava il “Pride”.
Dodici giorni prima, il 17 aprile, dopo la sconfitta nella prima partita di finale coi Lakers, Auerbach aveva ancora una volta messo in campo la sua fine psicologia: nel corso di una conferenza stampa aveva annunciato che il nuovo coach dei Celtics sarebbe stato Bill Russell. In un attimo l’attenzione dei media si era spostata dalla vittoria di Los Angeles, dirottando sulla Notizia: “Il primo coach afroamericano nella storia dello sport professionistico statunitense? Hey, fermate le rotative”! La cosa non era piaciuta al coach dei Lakers Fred Schaus che aveva subodorato la mossa dell’avversario, e l’impatto psicologico sulla serie era stato chiaro, con tre vittorie in fila per Boston. La reazione dei californiani li aveva portati ad un soffio dalla vittoria, ma in un sofferto finale di gara 7 (con il famoso sigaro acceso a “Red” dal governatore John Volpe che aveva rischiato di strozzarlo sulla rimonta “angelena”) Auerbach era riuscito a chiudere con l’ennesimo successo.
Ventiquattr’ore dopo, nella sala dell’esclusivo club ebraico, la figura longilinea di Bill Russell si stagliò sullo sfondo mentre si avvicinava al microfono: era il nuovo coach dei Celtics, e salutava il vecchio allenatore. Scherzò un po’ con i compagni per i quali ora non era più solo un giocatore, ma anche il nuovo…dittatore. Ed ad un tratto, una lacrima scivolò sulle sue gote, mentre nella sala anche il minimo brusio di fondo si zittiva. “Red Auerbach – disse – a volte lo odi, a volte lo ami. Ma una cosa che non dimenticherò mai è che mi ha sempre trattato come un uomo”. Era una cosa rara, per un nero nell’America degli anni ’60, ed a quel punto Russell si rivolse direttamente al suo coach: “Ti risparmierò tutti i discorsi su quanto ti amiamo e su quanto ci mancherai. Personalmente credo che tu sia il miglior allenatore mai esistito e che tu abbia dato un contributo enorme al nostro sport. E so per certo che hai dato ai Celtics più di quanto ogni persona in questa sala potrà mai nemmeno immaginare. C’è chi ha detto che l’unica cosa che ha reso Red Auerbach un grande coach è stato Bill Russell. Sì, è stato di aiuto. Ma è solo una verità parziale, perché questa è la tua squadra, Red. Hai scelto ognuno di noi, ed avevi ragioni diverse per scegliere ognuno di noi”. L’Aquila con la Barba era visibilmente commossa, mentre si apprestava a terminare il suo discorso: “Hai fatto un grande lavoro. Te l’ho già detto e lo ripeto stasera, se potessi tornare indietro nella mia carriera di professionista non sceglierei un altro coach. Solo te. Siamo stati entrambi fortunati, tu con me ed io con te. Non credo tu sia un genio, ma sei senz’altro un uomo dall’intelligenza straordinaria. Non voglio avere molti amici, Red. Ma tu ed io saremo amici finchè uno di noi non morirà”.
Per tutta la giornata "Red" aveva pensato a cosa dire quando fosse arrivato il suo turno. Vent’anni sulle panchine dell’NBA, 1,585 partite (con 1,037 vittorie), nove titoli, 17,000 dollari in multe per le sue battaglie con l’NBA fornivano blasone, storie e scherzi sufficienti ad ammaliare ogni tipo di pubblico. Erano numeri mai raggiunti prima, esperienze uniche e vittorie irripetibili, ma erano solo la punta dell’iceberg in un uomo dalla personalità “larger than life”. Mentre si avvicinava al microfono la sua faccia era pallida e tirata, e le parole del suo miglior giocatore lo avevano toccato nel profondo. Quell’uomo rude che aveva combattuto con arbitri, avversari e giornalisti, per la prima volta sembrava in difficoltà. “Non so quando cederò, ma prima o poi accadrà”. Fece una piccola pausa, e poi continuò: “Tutti dicono che sono stato un grande allenatore, ma non avrei mai potuto esserlo senza Russell, Cousy e tutti voi, ragazzi”. Il tono era leggermente tremolante quando ringraziò tutti i suoi atleti, i giornalisti ed i tifosi, spendendo belle parole anche per Walter Brown, il defunto proprietario dei Celtics che l’aveva voluto a Boston. Poi, con la voce ormai arrochita, salutò e si sedette nascondendo la testa fra le mani e finalmente si lasciò andare ad un pianto dirotto. Marjorie Brown, la vedova di Walter, baciò l’uomo in lacrime e lo consolò con un “E’ tutto ok, Red, ti vogliamo bene”. Intanto, come reagendo ad un segnale invisibile, dai tavoli della sala si alzarono i campioni di oggi e di ieri, e si diressero tutti verso il tavolo del loro allenatore. John Havlicek, K.C. Jones, Tom Heinsohn, Jim Loscutoff e Bob Cousy formarono una muraglia umana che impedì all’orda di fotografi di scattare una foto ad immortalare quel momento di umana debolezza. Russell lo teneva stretto in un abbraccio, mentre cinque, dieci secondi di singhiozzi racchiudevano sedici anni di Boston Celtics.
Era la fine di un’era del basket professionistico e l’inizio di un nuovo capitolo della storia della Franchigia, quella in cui Red Auerbach avrebbe costruito altre cinque squadre da titolo grazie agli Havlicek, ai Cowens, ai Bird, ai McHale. Intanto però, per la prima volta "Red" si era lasciato sopraffare dall’emozione e dagli avvenimenti. Ma era al sicuro, perché, anche se aveva intorno a sé tutti i suoi “guerrieri”, il tavolo d’onore del “B’nai B’rith” non era la panchina del Boston Garden. Le partite che doveva vincere le aveva già vinte. Ottocentottantacinque, all’ombra del Trifoglio.
Dodici giorni prima, il 17 aprile, dopo la sconfitta nella prima partita di finale coi Lakers, Auerbach aveva ancora una volta messo in campo la sua fine psicologia: nel corso di una conferenza stampa aveva annunciato che il nuovo coach dei Celtics sarebbe stato Bill Russell. In un attimo l’attenzione dei media si era spostata dalla vittoria di Los Angeles, dirottando sulla Notizia: “Il primo coach afroamericano nella storia dello sport professionistico statunitense? Hey, fermate le rotative”! La cosa non era piaciuta al coach dei Lakers Fred Schaus che aveva subodorato la mossa dell’avversario, e l’impatto psicologico sulla serie era stato chiaro, con tre vittorie in fila per Boston. La reazione dei californiani li aveva portati ad un soffio dalla vittoria, ma in un sofferto finale di gara 7 (con il famoso sigaro acceso a “Red” dal governatore John Volpe che aveva rischiato di strozzarlo sulla rimonta “angelena”) Auerbach era riuscito a chiudere con l’ennesimo successo.Ventiquattr’ore dopo, nella sala dell’esclusivo club ebraico, la figura longilinea di Bill Russell si stagliò sullo sfondo mentre si avvicinava al microfono: era il nuovo coach dei Celtics, e salutava il vecchio allenatore. Scherzò un po’ con i compagni per i quali ora non era più solo un giocatore, ma anche il nuovo…dittatore. Ed ad un tratto, una lacrima scivolò sulle sue gote, mentre nella sala anche il minimo brusio di fondo si zittiva. “Red Auerbach – disse – a volte lo odi, a volte lo ami. Ma una cosa che non dimenticherò mai è che mi ha sempre trattato come un uomo”. Era una cosa rara, per un nero nell’America degli anni ’60, ed a quel punto Russell si rivolse direttamente al suo coach: “Ti risparmierò tutti i discorsi su quanto ti amiamo e su quanto ci mancherai. Personalmente credo che tu sia il miglior allenatore mai esistito e che tu abbia dato un contributo enorme al nostro sport. E so per certo che hai dato ai Celtics più di quanto ogni persona in questa sala potrà mai nemmeno immaginare. C’è chi ha detto che l’unica cosa che ha reso Red Auerbach un grande coach è stato Bill Russell. Sì, è stato di aiuto. Ma è solo una verità parziale, perché questa è la tua squadra, Red. Hai scelto ognuno di noi, ed avevi ragioni diverse per scegliere ognuno di noi”. L’Aquila con la Barba era visibilmente commossa, mentre si apprestava a terminare il suo discorso: “Hai fatto un grande lavoro. Te l’ho già detto e lo ripeto stasera, se potessi tornare indietro nella mia carriera di professionista non sceglierei un altro coach. Solo te. Siamo stati entrambi fortunati, tu con me ed io con te. Non credo tu sia un genio, ma sei senz’altro un uomo dall’intelligenza straordinaria. Non voglio avere molti amici, Red. Ma tu ed io saremo amici finchè uno di noi non morirà”.
Per tutta la giornata "Red" aveva pensato a cosa dire quando fosse arrivato il suo turno. Vent’anni sulle panchine dell’NBA, 1,585 partite (con 1,037 vittorie), nove titoli, 17,000 dollari in multe per le sue battaglie con l’NBA fornivano blasone, storie e scherzi sufficienti ad ammaliare ogni tipo di pubblico. Erano numeri mai raggiunti prima, esperienze uniche e vittorie irripetibili, ma erano solo la punta dell’iceberg in un uomo dalla personalità “larger than life”. Mentre si avvicinava al microfono la sua faccia era pallida e tirata, e le parole del suo miglior giocatore lo avevano toccato nel profondo. Quell’uomo rude che aveva combattuto con arbitri, avversari e giornalisti, per la prima volta sembrava in difficoltà. “Non so quando cederò, ma prima o poi accadrà”. Fece una piccola pausa, e poi continuò: “Tutti dicono che sono stato un grande allenatore, ma non avrei mai potuto esserlo senza Russell, Cousy e tutti voi, ragazzi”. Il tono era leggermente tremolante quando ringraziò tutti i suoi atleti, i giornalisti ed i tifosi, spendendo belle parole anche per Walter Brown, il defunto proprietario dei Celtics che l’aveva voluto a Boston. Poi, con la voce ormai arrochita, salutò e si sedette nascondendo la testa fra le mani e finalmente si lasciò andare ad un pianto dirotto. Marjorie Brown, la vedova di Walter, baciò l’uomo in lacrime e lo consolò con un “E’ tutto ok, Red, ti vogliamo bene”. Intanto, come reagendo ad un segnale invisibile, dai tavoli della sala si alzarono i campioni di oggi e di ieri, e si diressero tutti verso il tavolo del loro allenatore. John Havlicek, K.C. Jones, Tom Heinsohn, Jim Loscutoff e Bob Cousy formarono una muraglia umana che impedì all’orda di fotografi di scattare una foto ad immortalare quel momento di umana debolezza. Russell lo teneva stretto in un abbraccio, mentre cinque, dieci secondi di singhiozzi racchiudevano sedici anni di Boston Celtics.Era la fine di un’era del basket professionistico e l’inizio di un nuovo capitolo della storia della Franchigia, quella in cui Red Auerbach avrebbe costruito altre cinque squadre da titolo grazie agli Havlicek, ai Cowens, ai Bird, ai McHale. Intanto però, per la prima volta "Red" si era lasciato sopraffare dall’emozione e dagli avvenimenti. Ma era al sicuro, perché, anche se aveva intorno a sé tutti i suoi “guerrieri”, il tavolo d’onore del “B’nai B’rith” non era la panchina del Boston Garden. Le partite che doveva vincere le aveva già vinte. Ottocentottantacinque, all’ombra del Trifoglio.
Game #06 Minnesota Vs Boston 90-92
Pubblicato da
Andrea Del Vanga
mercoledì 4 novembre 2009
Game #06 Minnesota Vs Boston 90-92
2009-11-04T16:38:00+01:00
Andrea Del Vanga
Recap|
Comments
Grande sofferenza ma vittoria di capitale importanza per i Celtics che nonostante back to back con trasferta e le sei partite in nove giorni, pur accusando la stanchezza riescono lo stesso a uscire vincitori dal Target Center di Minneapolis, portando il record ad un tondo sei vinte zero perse.

Minnesota parte di slancio trascinata dai motivatissimi Gomes e Jefferson, autori nel primo tempo di 19 punti e rimangono costantemente in vantaggio fino al terzo quarto. Alla fine 18 per Big Al, autore pero' di un non esaltante 8 su 17 al tiro, merito anche della difesa dell'amico/avversario Perkins, e 11 per Gomes. Letargicala e stanca la difesa bostoniana, con Pecherov, 7 piedi ucraino, che riesce, soprattutto con tiri da fuori a ritoccare il suo massimo in carriera a 24, riuscendo a mettere in grande difficoltà Garnett.
Ma che i Celtics siano una grande squadra lo si capisce proprio da serate come queste: nonostante il 44% al tiro (contro il 52% di Minnesota, prima volta nella stagione che la nostra percentuale di tiro e' peggiore degli avversari), negli ultimi 4 minuti e 37 abbiamo concesso loro solo un canestro dal campo, segno che la classe supera ogni stanchezza. Garnett, fino a quel momento in grande difficolta' come tutta la squadra (ma in ogni caso autore di una doppia-doppia nella "sua" Minneapolis), ha effetuato l'azione decisiva della partita, con quella palla a due alla quale ha costretto Brewer in penetrazione, avitando un canestro canestro che avrebbe portato Minnesota al pareggio e al supplementare. Il successivo tiro della disperazione di Jefferson e' stato bloccato da Pierce.
Rambis, coach di Minnesota, memore delle finali NBA del 2008, lascia grande libertà a Rondo che invece diviene protagonista della rimonta bostoniana con 14 punti nel terzo quarto e una grande leadership che ha riportato i Celtics in carreggiata.
Nonostante la serata difficile, altra ottima prestazione della nostra panchina che con 25 punti ha dato ancora una volta il suo grande contributo e ha ricucito tutti i break dei Wolves.
E' con partite come questa che si creano le grandi stagioni: quando non hai piu' benzina per la stanchezza e riesci ad essere piu' lucido nei finali di una squadra di giovani. Altra dimostrazione di forza per i Celtics.
PREVIEW
Boston Celtics (5-0) at Minnesota Timberwolves (1-3)
Mercoledì, 4 November 09 8:00 PM ET
TV: CSN HD, KSTC-45, NBA LP 757
Radio: WEEI, KFAN
Target Center
Boston Celtics
Quintetto base
PG: Rajon Rondo PPG 7.8 RPG 4.00 APG 6.7
SG: Ray Allen PPG 17.4 RPG 5.00 APG 2.7
SF: Paul Pierce PPG 21.1 RPG 7.40 APG 3.8
PF: Kevin Garnett PPG 13.3 RPG 7.0 APG 2.3
C: Kendrick Perkins PPG 9.8 RPG 4.8 BPG 2.2
Riserve
Rasheed Wallace
Marquis Daniels
Eddie House
Shelden Williams
Lester Hudson
JR Giddens
Brian Scalabrine
Infortunati
Tony Allen (ankle) out
Bill Walker (knee) out
Big Baby Davis (thumb) out
Minnesota Timberwolves
Quintetto base
PG: Jonny Flynn PPG 14.8 APG 3.3 SPG 1.5
SG: Corey Brewer PPG 12.8 RPG 5.8 APG 2.3
SF: Ryan Gomes PPG 11.3 RPG 8.0 APG 1.8
PF: Oleksiy Pecherov PPG 8.0 RPG 3.5 BPG .3
C: Al Jefferson PPG 16.5 RPG 6.0 BPG 1.0
Riserve
Mark Blount
Brian Cardinal
Wayne Ellington
Jason Hart
Ryan Hollins
Nathan Jawai
Sasha Pavlovic
Ramon Sessions
Damien Wilkins
Infortunati
Kevin Love (hand) out
Gara sulla carta di quelle da considerare facili, ma con molte variabili e insidie: prima tra tutte il back to back in viaggio, dalla Philadelphia di stanotte a Minneapolis, con la conseguente stanchezza, anche se la scorsa notte si e' trattato di una partita poco dispendiosa, con il solo Pierce che ha raggiunto i 30 minuti di utilizzo.
Minnesota ha nel suo roster due grandi ex come Jefferson e Gomes, entrambi amati e ricordati con affetto dai tifosi bostoniani che bene vorranno fare contro il loro recente passato. Le due giovani ex promesse biancoverdi sono diventate una star nel primo caso e un solido titolare nel secondo e restano, nonostante non siano piu' a Boston dall'estate del 2007, due dei migliori colpi della gestione Ainge.
Minnesota e' una squadra in eterna ricostruzione, alla quale si prospetta ancora un lungo dopo-Garnett. Andato via il decennale timoniere McHale, la squadra si affida in panchina a un gruppo di vecchie glorie della lega, con il capo allenatore Rambis, coadiuvato da Laimbeer, Reggie Theus e la vecchia conoscenza bostoniana Dave Wohl.
In campo tanti giovani, guidati dal per ora All Star mancato Al Jefferson, sempre alle prese con problemi di salute legati alle sue caviglie, ma gia' da almeno 3 stagioni tra i migliori lunghi della lega. Per il resto squadra strana, non ben costruita, con scelte sempre molto alte ma che per ora non hanno completamente convinto. Prima tra tutte, ad esempio, quella di firmare Ramons Sessions, reduce dall'ottima stagione di Milwaukee, per poi scegliere l'ottimo Flynn dal draft e creare un dualismo poco utile alla squadra. Molto di punta sul secondo anno Corey Brewer che per ora ha ben impressionato.
I record parlano chiaro. Minnesota e' reduce da 3 sconfitte consecutive dopo la vittoria iniziale con New Jersey. Al solito i Celtics hanno come principale nemico se stessi e, in questo caso, soprattutto la stanchezza legata al massacrante calendario della NBA.
Game #05 Philadelphia Vs Boston 74 -105
Pubblicato da
Leonardo Ancilli
martedì 3 novembre 2009
Game #05 Philadelphia Vs Boston 74 -105
2009-11-03T09:17:00+01:00
Leonardo Ancilli
Recap|
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I Boston Celtics esondano a Philadelphia travolgendo i malcapitati Sixers. Gara senza mai storia, alla fine lo scarto è di 31 punti. Grande protagonista il Philadelphiano Rasheed Wallace autore di un clamoroso 6/8 da tre punti. Ennesima prova difensiva di grande spessore, con i Sixers tenuti al 36% complessivo dal campo, con un incredibile 1/16 da tre punti. Grande spettacolo anche da parte del neo milionario Rajon Rondo, con alcune giocate mirabolanti, compreso un jumper da dietro il tabellone.
Boston Philadelphia non è una partita come le altre, e i Sixers per l'occasione tirano fuori dalla naftalina le maglie di molti anni fa. Si parte come da consuetudine andando a cercare Perkins che ricambia subito con due punti. Celtics molto tranquilli e una "eccitata" Phila che prova a fare un primo strappetto, arrivando a mettere insieme sette punti di vantaggio sul 13-6. Ma l'ingresso della second unit biancoverde, da subito una svolta decisa alla gara, Rasheed Wallace e Marquis Daniels si dimostrano subito concentratissimi in difesa e sfruttano le occasioni in attacco, e a fine primo quarto i Boston celtics sono già avanti.
Nei primi sei minuti del secondo quarto la panchina biancoverde scava il solco poi risultato decisivo, alla presenze di Wallace e Daniels si aggiunge il solito ispirato (offensivamente) Eddie House, e a metà del quarto Boston è già agevolmente avanti con un vantaggio in doppia cifra, e il rientro dei titolari, mete la museruola ad ogni tentativo di rientro da parte dei Sixers.
Come da tradizione, l'uscita dagli spogliatoi dopo l'intervallo è di quelle decise (evidentemente il Doc dopo il brutto terzo quarto contro gli Hornets ha alzato il tiro), e il trio Rondo / Ray Allen / Pierce mette a ferro e fuoco la difesa di Philadelphia. Dopo cinque minuti del terzo periodo il tassametro indica un eloquente 60 - 40, ma i Celtics tengono alta la tensione difensiva fino alla fine e il divario scollina i trenta punti.
Eroe della serata Rasheed Wallace che nella sua rimpatriata Philadelphiana mette insieme la sua miglior prestazione in maglia biancoverde, e nonostante i 20 punti e le sei bombe forse il meglio di se lo da nella metà campo difensiva, andando ad evidenziare che fino ad ora il "Thibodeau pensiero" è stato abbracciato in pieno dal'ex Pistons.
Ma più in generale questa è una vittoria della second Unit, che a livello difensivo ha letteralmente imbrigliato i Run & Go di coach Jordan. Alla fine anche il sempre più concreto Shelden Williams si mette in mostra con una prova solida e il solito Eddie House martella la retina con un eloquente 4/5 dalla luna distanza.
Ma se la prestazione difensiva dei Celtics è di quella da stropicciarsi gli occhi, ancora meglio sembra quella offensiva, con numeri che parlano chiaro 56,9 % dal campo, 70% da tre punti conditi da 27 assist.
Scampoli di profondo Garbage time anche per Lester Hudson, JR Giddens e Brian Scalabrine. Non male la prestazione del rookie da Tennesse Martin che chiude con 6 punti e tre assist in poco più di 6 minuti, meno convincente la prova di Giddens, mentre Scal piazza una bomba, quella bomba che il garden aspetta con ansia per esplodere.
PREVIEW
Boston Philadelphia non è una partita come le altre, e i Sixers per l'occasione tirano fuori dalla naftalina le maglie di molti anni fa. Si parte come da consuetudine andando a cercare Perkins che ricambia subito con due punti. Celtics molto tranquilli e una "eccitata" Phila che prova a fare un primo strappetto, arrivando a mettere insieme sette punti di vantaggio sul 13-6. Ma l'ingresso della second unit biancoverde, da subito una svolta decisa alla gara, Rasheed Wallace e Marquis Daniels si dimostrano subito concentratissimi in difesa e sfruttano le occasioni in attacco, e a fine primo quarto i Boston celtics sono già avanti.
Nei primi sei minuti del secondo quarto la panchina biancoverde scava il solco poi risultato decisivo, alla presenze di Wallace e Daniels si aggiunge il solito ispirato (offensivamente) Eddie House, e a metà del quarto Boston è già agevolmente avanti con un vantaggio in doppia cifra, e il rientro dei titolari, mete la museruola ad ogni tentativo di rientro da parte dei Sixers.
Come da tradizione, l'uscita dagli spogliatoi dopo l'intervallo è di quelle decise (evidentemente il Doc dopo il brutto terzo quarto contro gli Hornets ha alzato il tiro), e il trio Rondo / Ray Allen / Pierce mette a ferro e fuoco la difesa di Philadelphia. Dopo cinque minuti del terzo periodo il tassametro indica un eloquente 60 - 40, ma i Celtics tengono alta la tensione difensiva fino alla fine e il divario scollina i trenta punti.
Eroe della serata Rasheed Wallace che nella sua rimpatriata Philadelphiana mette insieme la sua miglior prestazione in maglia biancoverde, e nonostante i 20 punti e le sei bombe forse il meglio di se lo da nella metà campo difensiva, andando ad evidenziare che fino ad ora il "Thibodeau pensiero" è stato abbracciato in pieno dal'ex Pistons.
Ma più in generale questa è una vittoria della second Unit, che a livello difensivo ha letteralmente imbrigliato i Run & Go di coach Jordan. Alla fine anche il sempre più concreto Shelden Williams si mette in mostra con una prova solida e il solito Eddie House martella la retina con un eloquente 4/5 dalla luna distanza.
Ma se la prestazione difensiva dei Celtics è di quella da stropicciarsi gli occhi, ancora meglio sembra quella offensiva, con numeri che parlano chiaro 56,9 % dal campo, 70% da tre punti conditi da 27 assist.
Scampoli di profondo Garbage time anche per Lester Hudson, JR Giddens e Brian Scalabrine. Non male la prestazione del rookie da Tennesse Martin che chiude con 6 punti e tre assist in poco più di 6 minuti, meno convincente la prova di Giddens, mentre Scal piazza una bomba, quella bomba che il garden aspetta con ansia per esplodere.
PREVIEW
Boston Celtics (4-0) at Philadelphia 76ers (2-1)
Martedì, 3 Novembre 09 7:00 PM ET
TV: CSN, CSN HD, LP 755
Wachovia Center
Boston Celtics
Quintetto base :
Rajon Rondo PPG 6.5 RPG 5.00 APG 11.8 EFF + 21.00
Ray Allen PPG 17.8 RPG 1.8 APG 2.3 EFF + 13.25
Paul Pierce PPG 21.8 RPG 6.5 APG 2.8 EFF +25.25
Kevin Garnett PPG 13.3 RPG 7.0 APG 2.3 EFF +17.00
Kendrick Perkins PPG 9.8 RPG 4.8 BPG 2.2 EFF + 11.5
Riserve
Rasheed Wallace
Marquis Daniels
Eddie House
Shelden Williams
Lester Hudson
JR Giddens
Infortunati
Tony Allen (ankle) out
Bill Walker (knee) out
Brian Scalabrine (ankle) day to day
Big Baby Davis (thumb) out
Martedì, 3 Novembre 09 7:00 PM ET
TV: CSN, CSN HD, LP 755
Wachovia Center
Boston Celtics
Quintetto base :
Rajon Rondo PPG 6.5 RPG 5.00 APG 11.8 EFF + 21.00
Ray Allen PPG 17.8 RPG 1.8 APG 2.3 EFF + 13.25
Paul Pierce PPG 21.8 RPG 6.5 APG 2.8 EFF +25.25
Kevin Garnett PPG 13.3 RPG 7.0 APG 2.3 EFF +17.00
Kendrick Perkins PPG 9.8 RPG 4.8 BPG 2.2 EFF + 11.5
Riserve
Rasheed Wallace
Marquis Daniels
Eddie House
Shelden Williams
Lester Hudson
JR Giddens
Infortunati
Tony Allen (ankle) out
Bill Walker (knee) out
Brian Scalabrine (ankle) day to day
Big Baby Davis (thumb) out
Philadelphia Sixers
Quintetto base:
Lou Williams PPG 20.3 RPG 5.3 APG 5.0 EFF + 26.67
Andre Iguodala PPG 19.7 RPG 8.3 APG 6.7 EFF + 24.33
Thaddeus Young PPG 15.3 RPG 3.7 APG 3.0 EFF + 16.00
Elton Brand PPG 13.7 RPG 6.30 APG 1.3 EFF + 16.00
Samuel Dalembert PPG 8.0 RPG 6.0 APG 0.0 EFF +9.33
Riserve
Royal Ivey
Marreese Speights
Jason Kapono
Rodney Carney
Willie Green
Jrue Holliday
Jason Smith
Primoz Brezec
Infortunati
Nessuno
Quintetto base:
Lou Williams PPG 20.3 RPG 5.3 APG 5.0 EFF + 26.67
Andre Iguodala PPG 19.7 RPG 8.3 APG 6.7 EFF + 24.33
Thaddeus Young PPG 15.3 RPG 3.7 APG 3.0 EFF + 16.00
Elton Brand PPG 13.7 RPG 6.30 APG 1.3 EFF + 16.00
Samuel Dalembert PPG 8.0 RPG 6.0 APG 0.0 EFF +9.33
Riserve
Royal Ivey
Marreese Speights
Jason Kapono
Rodney Carney
Willie Green
Jrue Holliday
Jason Smith
Primoz Brezec
Infortunati
Nessuno
Le attuali Boston e Philadelphia sono però su due livelli ben diversi, i Celtics dopo il successo del 2008 e quello mancato a colpa dell'infortunio di Kevin Garnett nel 2009, puntano dritti al titolo, e se le manovre estive di Ainge avevano lasciato qualche scettico in giro, è bastata la prima settimana di gare per mettere le cose in chiaro, al punto che anche la sempre poco incline al biancoverde ESPN, ha già piazzato i Celtics in vetta al suo Power Ranking .
Philadelphia è una delle tante squadre dell'est del cosiddetto "gruppone" ossia un corposo numero di squadre a cui se tutto va bene vanno ai playoff, con conseguente eliminazione al primo turno, e se tutto va male si ritrovano invischiate in una stagione da lotteria. La Philadelphia post Iverson sta vivendo momenti gestionali molto umorali, al momento della cessione di Allen Iverson, tutto l'ambiente ebbe una sorta di reazione d'orgoglio e trascinati dalla "contropartita" Andre Miller i Sixers hanno proposto un paio di stagioni di buon basket, e propio in un contesto di crescita verso le parti nobile dell'est era stato fatto arrivare Elton Brand investendo su di lui cifre molto importanti. Ma Brand poi la scorsa stagione non si è integrato molto nei primi tempi e poi si è infortunato concludendo con largo anticipo la stagione. Ma nonostante Brand ai box i Sixers erano riusciti a strappare con orgoglio e determinazione due gare ai Magic poi finalisti NBA.
Tutto quindi lasciava presupporre un'estate in cui i Sixers si muovevano per rinforzarsi, e invece lo staff dirigenziale è di fatto rimasto con le mani in mano, lasciando emigrare Andre Miller a Portland, senza proporre sul mercato una contromossa credibile.
In play si passa così dall'ordinato e costruttivo Andre Miller, al "funambolico" Luis Williams, uno che con la palla in mano ha molto chiaro cosa fare : "tirare appena possibile. In verità Williams sarebbe un talento niente male, ma la sua indole offensiva per ora è ben lontana dal concetto di regista che sarebbe chiamato a ricoprire. Probabilmente Williams è visto solo come traghettatore in attesa di capire un po quanto vale il rookie Jrue Holiday, appena arrivato da UCLA.
Poco da scoprire invece nei ruoli di guardia e ala piccola, dove il talento abbonda, con le presenze del solido Igoudala, e del terzo anno Thaddeus Young. Il primo è ormai una certezza, il secondo si candida ad una stagione mportante con un pensierino neppure tanto velato all'All Star Game.
La coppia di lunghi è anch'essa invariata rispetto alla scorsa stagione, è tornato Elton Brand che sarà chiamato a giustificare un assegno mensile tra i più pesanti della lega, e Samuel Delambert rimasto ai Sixers più per la reale mancanza di interessati in sede di mercato che per scela tecnica.
Poco "sostanziosa" la panchina dove spiccano i nome di Jason Kapono, Willie Green tra gli esterni, il sorprendente Marreese Speights autore di due ottime prove nelle prime tre uscite stagionali e il secondo anno Jason Smith che dopo aver ben impressionato la passata stagione ha saltato quasi per intero la stagione a causa dii un lungo infortunio.
Nuovo anche il coach, ossia Eddie Jordan che sta cercando di ristrutturare il gioco dei Sixers importando il suo biglietto da visita, la famosa Princeton offense.
I Celtics dal canto loro si presentano a Philadelphia, con la consapevolezza dei propri mezzi e un pizzico di serenità aggiunta dal rinnovo di Rajon Rondo, che costringerà la stampa a tornare ad occuparsi del basket giocato anzichè di quello chiaccherato. Non sarà facile perchè l'ambiente sarà ostico come sempre in questi casi.
Il colore dei soldi : 55M$ per Rajon
Pubblicato da
Leonardo Ancilli
lunedì 2 novembre 2009
Il colore dei soldi : 55M$ per Rajon
2009-11-02T15:39:00+01:00
Leonardo Ancilli
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A poche ore dalla deadline, arriva l'ufficialità del rinnovo per Rajon Rondo. Per l'ex Kentucky 5 anni di contratto a 55M$ totali.
La notizia è lanciata dal'ex giornalista del Boston Globe, Marc J Speas attualmente impegnato con Yahoo :
- League sources said the extension is for five years and guarantees Rondo at least $55 million. With the two sides facing a Monday deadline to get a deal done, Duffy said he called Celtics president Danny Ainge on Sunday to inform him Rondo was prepared to play out his contract and become a restricted free agent next summer because they weren’t satisfied with the team’s previous offers. Ainge, however, surprised Duffy by responding that Rondo’s contract hopes would be met."As much as we were willing to wait his contract out, the Celtics stepped up to the plate to meet the original request," Duffy said by phone. "This is a really fair contract. We wanted him to be paid like one of the top five point guards around. It also allows the Celtics to maintain continuity to continue to be one of the best teams at this time.
Alla fine sono 55M$ ossia quanto chiedeva Rajon Rondo. Tanti, forse troppi per il Rondo attuale, ma è chiaro che siamo di fronte ad un giocatore tanto speciale, quanto atipico nella sua configurazione di playmaker, dove la sua forza esce preponderante nel lato difensivo dove a mio parere se confermerà i progressi che ci si attendono da lui può accodarsi a play di grande spessore sulla metà campo difensiva come KC Jones e Dennis Johnson.
E forse alla fine ha giocato a suo favore il fatto che comunque i Boston Celtics non si sarebbero potuti permettere di perderlo neppure la prossima estate, e che allo stesso tempo un Rajon Rondo con un contratto in sospeso poteva diventare una piccola crepa nel perfetto meccanismo innescato nello spogliatoio biancoverde, visti anche i tanti e probabilmente "non casuali" attestati di stima rivolti al numero nove biancoverde da un po tutti i suoi compagni di squadra nelle ultime, ore, un segnale forte e chiaro verso la proprietà e il GM, che "Rajon" è uno di loro nonostante qualche sbavatura e qualche leggerezza dettate dalla giovane età.
Questa dovrebbe essere la ripartizione del contratto appena firmato che legherà Rondo ai Boston Celtics fino al 30 giungo 2015 :
2010-11: $9,090,909.09
2011-12: $ 10,045,454.54
2012-13: $ 10,999,999.99
2013-14: $ 11,954,545.44
2014-15: $ 12,909,090.89
55M$ gli stessi che prende Al Jefferson, 1M$ in più di Andrea Bargnani, 2M$ meno di LaMarcus Aldridge, 5 M$ meno di Brendon Roy, questi i riferimenti con alcuni giocatori scelti al suo stesso draft, e con Al Jefferson giocatore risultato la chiave per portare Kevin Garnett a Boston.
Tanti soldi e per una volta forse Ainge ha dovuto allentare la presa, perchè la mia sensazione è che Danny più che stare a sindacare sul milione di dollari in più o in meno sul contratto di Rondo, tutto sommato avrebbe preferito spendere le solite cifre la prossima estate, in modo da sfruttare una piccola finestra di qualche giorno in cui i Boston Celtics complici le scandenze di tanti contratti sarebbero andati sotto il cap, e quindi avrebbero potuto sparare qualche cartuccia sul ricco mercato dei Free Agent della prossima estate, per poi rifirmare con calma Rondo e Ray Allen con le eccezioni previste dal CBA.Ma probabilmente Ainge ha percepito che una manovra del genere se da una parte avrebbe potuto creare qualche chance nel mercato 2010, dall'altra forse avrebbe minato l'armonia attuale nello spogliatoio e quindi giustamente ha ceduto alle esose richieste dell'agente di Rajon Rondo.
E adesso palla a rajon, ha avuto quello che chiedeva, è il momento di ripagare con moneta sonante i celtics, nella speranza comune che un giorno quella maglia numero nove finisca appesa al soffitto del Garden, con tutti gli altri immortali biancoverdi.



