RECAP
Quarta vittoria stagionale per i Celtics che portano cinque uomini in doppia cifra di punti più un Rondo ancora in doppia cifra di assist, per battere unha new Orleans molto coriacea che dopo un primo tempo molto sofferto, produce un gran terzo quarto rientrando in partita. Pierce ancora top scorer con 27 punti.
Quarta vittoria stagionale per i Celtics che portano cinque uomini in doppia cifra di punti più un Rondo ancora in doppia cifra di assist, per battere unha new Orleans molto coriacea che dopo un primo tempo molto sofferto, produce un gran terzo quarto rientrando in partita. Pierce ancora top scorer con 27 punti.
La quarta vittoria della stagione è arrivata in modo diverso dalle precedenti, ma con il comune denominatore della difesa. I New Orleans Hornets si sono dimostrati un avversario superiore a Bulls e Bobcats, forse anche più di quanto immaginato ed è stato necessario il solito sforzo difensivo e un utilizzo dei titolari fino alla fine della partita.
La fredda cronaca
Gara spesso in equilibrio, con un piccolo vantaggio iniziale degli ospiti che si trovano sul 11/6 dopo cinque minuti e il primo vantaggio di Boston a fine quarto. Nel secondo quarto un primo allungo sul 35/28 per i Celtics, poi portato a 41/30, ma due triple di Paul e Stajakovic riavvicinano gli ospiti a soli 5 punti (41/36) e un paio di canestri di un ispiratissimo Pierce, 20 punti nel primo tempo, portano le squadre all'intervallo sul 47/38.
Parrebbe sufficiente per chiudere la partita, ma West tiene i suoi vicini per i primi cinque minuti del terzo quarto, poi Perkins, Allen e Garnett allungano il vantaggio fino a un massimo di 12 (62/50) con 5.22 da giocare e sembra di nuovo finita, ma di nuovo Paul e Stajakovic trovano il modo per sorprendere e pareggiare a 25 secondi dalla sirena, prima che Wallace allo scadere segni la tripla del 72/69 che precede l'ultimo intervallo.
L'ultimo quarto è in altalena, un primo e forse decisivo allungo è merito di Wallace con un canestro in fadeaway sulle tacche e una tripla, ma è sempre Stojakovic da tre a mantenere i suoi vicini; poi ci pensa Garnett con due canestri consecutivi a portare il punteggio sul 86/80 a 4.20 dalla fine.In seguito, a testimonianza di quanto sia "la squadra" a giocare in attacco, segnano Allen, Pierce, Rondo ancora Pierce e Perkins e in questi ultimi quattro minuti New Orleans ha solo 4 punti da Paul ed è troppo poco per vincere a Boston.
I freddi numeri
Anche in una serata meno buona delle precedenti, comunque teniamo gli avversari al 42% al tiro, pur subendo uno Stajakovic d'altri tempi, con 26 punti e 6/10 da tre, ma limitiamo West a 10 punti, 2 rimbalzi e 4/14, mentre l'atteso duello tra Paul e Rondo vede CP3 segnare 22 punti con ottime percentuali (9/13), ma incidere meno sulla costruzione del gioco con soli 8 assist e, in generale, segnando soprattutto da fuori. Okafor è in serata normale a rimbalzo, ma nullo offensivamente con 5 punti, 4 perse e 2/9 al tiro, stretto nella morsa dei nostri lunghi e New Orleans è stata in partita solo per il 13/28 nelle triple.Da parte di Boston bene al tiro con quasi il 54% e cinque in doppia cifra, un Pierce sontuoso con i suoi 27 punti e 10/14 dal campo, anche se il plus/minus premia Allen e il suo +16.
Questa volta Rivers ha voluto tenere in campo Allen per 40 minuti e Pierce per 37 (Garnett invece solo 26).
Prestazione per certo meno impressionante di altre, i numeri la riescono a spiegare poco, ma non ho mai avuto l'impressione che si potesse perdere, diciamo una partita giocata con la velocità da crociera e nulla di più e, spesso, potrebbe bastare in RS con le squadre di medio livello.
Ottimo Pierce, buono Allen e il pacchetto dei lunghi compreso Williams, mai in difficoltà contro gli avversari (solo 4 offensivi concessi), altra prestazione di Rondo tutta sostanza e poche zingarate e senza subire troppe penetrazioni di Paul, meno bene House rispetto alla prova contro i Bulls, sufficienza e nulla più per Daniels.
PREVIEW
Domenica, 1 novembre 06:00 PM ET
Boston Celtics
Riserve
Infortunati
New Orleans Hornets
Gara spesso in equilibrio, con un piccolo vantaggio iniziale degli ospiti che si trovano sul 11/6 dopo cinque minuti e il primo vantaggio di Boston a fine quarto. Nel secondo quarto un primo allungo sul 35/28 per i Celtics, poi portato a 41/30, ma due triple di Paul e Stajakovic riavvicinano gli ospiti a soli 5 punti (41/36) e un paio di canestri di un ispiratissimo Pierce, 20 punti nel primo tempo, portano le squadre all'intervallo sul 47/38.
Parrebbe sufficiente per chiudere la partita, ma West tiene i suoi vicini per i primi cinque minuti del terzo quarto, poi Perkins, Allen e Garnett allungano il vantaggio fino a un massimo di 12 (62/50) con 5.22 da giocare e sembra di nuovo finita, ma di nuovo Paul e Stajakovic trovano il modo per sorprendere e pareggiare a 25 secondi dalla sirena, prima che Wallace allo scadere segni la tripla del 72/69 che precede l'ultimo intervallo.
L'ultimo quarto è in altalena, un primo e forse decisivo allungo è merito di Wallace con un canestro in fadeaway sulle tacche e una tripla, ma è sempre Stojakovic da tre a mantenere i suoi vicini; poi ci pensa Garnett con due canestri consecutivi a portare il punteggio sul 86/80 a 4.20 dalla fine.In seguito, a testimonianza di quanto sia "la squadra" a giocare in attacco, segnano Allen, Pierce, Rondo ancora Pierce e Perkins e in questi ultimi quattro minuti New Orleans ha solo 4 punti da Paul ed è troppo poco per vincere a Boston.
I freddi numeri
Anche in una serata meno buona delle precedenti, comunque teniamo gli avversari al 42% al tiro, pur subendo uno Stajakovic d'altri tempi, con 26 punti e 6/10 da tre, ma limitiamo West a 10 punti, 2 rimbalzi e 4/14, mentre l'atteso duello tra Paul e Rondo vede CP3 segnare 22 punti con ottime percentuali (9/13), ma incidere meno sulla costruzione del gioco con soli 8 assist e, in generale, segnando soprattutto da fuori. Okafor è in serata normale a rimbalzo, ma nullo offensivamente con 5 punti, 4 perse e 2/9 al tiro, stretto nella morsa dei nostri lunghi e New Orleans è stata in partita solo per il 13/28 nelle triple.Da parte di Boston bene al tiro con quasi il 54% e cinque in doppia cifra, un Pierce sontuoso con i suoi 27 punti e 10/14 dal campo, anche se il plus/minus premia Allen e il suo +16.
Questa volta Rivers ha voluto tenere in campo Allen per 40 minuti e Pierce per 37 (Garnett invece solo 26).
Il mio personale commento
Prestazione per certo meno impressionante di altre, i numeri la riescono a spiegare poco, ma non ho mai avuto l'impressione che si potesse perdere, diciamo una partita giocata con la velocità da crociera e nulla di più e, spesso, potrebbe bastare in RS con le squadre di medio livello.
Ottimo Pierce, buono Allen e il pacchetto dei lunghi compreso Williams, mai in difficoltà contro gli avversari (solo 4 offensivi concessi), altra prestazione di Rondo tutta sostanza e poche zingarate e senza subire troppe penetrazioni di Paul, meno bene House rispetto alla prova contro i Bulls, sufficienza e nulla più per Daniels.
Credo che il game plan fosse di lavorare su Paul e West ed è stato rispettato, per Stojakovic una serata del genere è ormai l'eccezione alla regola ed è presumibile che all'inizio non fosse temuto come a fine partita e la migliore chiosa mi pare sia per bocca di Rivers che ha dichiarato a fine partita che "non siamo migliorati stanotte, abbiamo solo vinto una partita".
PREVIEW
Domenica, 1 novembre 06:00 PM ET
TD Banknorth Garden
Boston Celtics
Quintetto base
PG: Rajon Rondo
SG: Ray Allen
SF: Paul Pierce
PF: Kevin Garnett
C: Kendrick Perkins
Riserve
Rasheed Wallace
Marquis Daniels
Eddie House
Shelden Williams
Lester Hudson
JR Giddens
Infortunati
Tony Allen (ankle) out
Bill Walker (knee) out
Brian Scalabrine (ankle) day to day
"Big Baby" Davis (thumb) out
New Orleans Hornets
Quintetto base
PG : Chris Paul
SG : Morris Peterson
SF : Julian Wright
PF : David West
C : Emeka Okafor
Riserve
"Peja" Stojakovic
James Posey
Hilton Armstrong
Bobby Brown
Darius Songaila
Devin Brown
Darren Collison
Infortunati
Nessuno
All’intervallo della gara d’esordio all’AT & T Center di San Antonio, un arrabbiatissimo Byron Scott ha scribacchiato velocemente dei numeri sulla lavagna dello spogliatoio degli Hornets. New Orleans era in svantaggio per 39 a 57, e la prima partita di campionato stava ricalcando fedelmente le delusioni della passata stagione. “30-0, sapete cosa significa”? I giocatori lo hanno guardato con occhi spenti finchè Devin Brown –rimasto seduto a guardare fino a quel momento - ha risposto: “Credo sia il parziale dei punti segnati dalle riserve”. “Esatto – ha ripreso Scott – ecco perché siamo sotto, perché non state facendo quello che dovreste. Dovete segnare o non farli segnare, una delle due. E se non segnate e li lasciate segnare, ecco cosa succede”. E' il problema che già affliggeva gli Hornets nella passata stagione, e li ha bloccati proprio quando sembravano essere in grado si "spiccare il volo", dopo la bella cavalcata del 2007. Un grattacapo per Byron Scott, che ha dovuto fare i conti con la poca "consistency" delle sue riserve fin dal primo tempo della prima partita stagionale.Ed una volta rientrati in campo, il lieto fine all’americana non è arrivato. Gli Spurs hanno controllato la gara chiudendo sul 113 a 96, vanificando la grande serata di Chris Paul, autore di 26 punti. Nonostante la presenza di “panchinari” di prim’ordine come James Posey e “Peja” Stojakovic, dell’atletico Hilton Armstrong e del “rookie” Bobby Brown, e la sfuriata di Scott, la “seconda unità” di New Orleans alla fine della partita aveva perso il confronto diretto con gli Spurs per 17 a 61, tirato col 33%, catturato solo 9 rimbalzi. Numeri decisamente troppo bassi per poter aspirare ad una vittoria, specie se permetti a quelle vecchie volpi di San Antonio di segnare 113 punti.
IL QUINTETTO:
La tattica di Popovich contro gli Hornets è stata quella classica del “score first, limit the assists” utilizzata proficuamente in passato per neutralizzare Steve Nash ed i Suns. “Non volevamo che Chris Paul ci facesse a pezzi col suo 'penetra-e-scarica' trovando i tiratori sul perimetro”, ha confidato Manu Ginobili. Risultato: Paul ha tirato 11 su 16 ma è stato tenuto a 9 assist e forzato a 5 palle perse: una media assist/turnover di 1.8 decisamente inferiore al 3.8 fatto registrare in carriera. Ed anche contro i Kings a 31 punti con ottime percentuali al tiro, hanno fatto da contraltare i "solo" 4 assist conditi da quattro palle perse. Nonostante ciò, il piccolo play da Wake Forest rimane “heart and soul”, il cuore e l’anima dei Vesponi. Giocatore completo, è da lui che passano le fortune di New Orleans. Ad uno che in quasi 38 minuti di media nel 2009 ti ha regalato 22,8 punti, 11 assist, 5.5 rimbalzi e 2.5 recuperi ad allacciata di scarpe tirando col 50.3% dal campo, col 36.4% da “acque internazionali” e coll’86.8% dalla “linea della carità” cosa vuoi chiedere di più? Che guidi l’autobus alle partite?
In “off guard” parte Morris Peterson, eroe di una finale NCAA ai tempi di Michigan State. Come spiegare lo “spintone” di Scott che ha messo in panca “Peja” Stojakovic per schierare un tiratore che nella scorsa stagione aveva goduto di visto solo 12 minuti di utilizzo medio? Semplicemente con la necessità di risolvere uno dei problemi più spinosi della passata, leggi…produzione della panchina! Diciamo che alle prime due uscite Morris è stato rimandato: con San Antonio 2 su 6 al tiro e con Sacramento 3 su 8. Se sei un tiratore, devi metterla con percentuali migliori.
In small forward abbiamo Julian Wright, “fusillo” del Kansas sul quale il coach ripone i suoi sogni più belli. “Gli ho detto che mi aspetto un salto di qualità”, ha confessato Scott, “e che se non coglie al volo quest’opportunità sarà solo colpa sua”. L’esperimento “pressione sul pupone” all’esordio ha fruttato 8 punti, 4 rimbalzi e 2 stoppate in 28 interlocutori minuti. Un po’ pochino, molto meglio gli 11 punti e 7 rimbalzi della seconda uscita. Tempo ce n’è, certo che Paul Pierce è un cliente difficile.
L’ala forte è quella “bestia” di David West. Potenza nucleare in questo ventinovenne che nel campionato scorso ha fermato i contatori Geiger a 21 punti e 8.5 rimbalzi in oltre 39 minuti di utilizzo. Cifre più o meno confermate in un esordio da 18 punti e 9 rimbalzi, ma che è pure coinciso con una sconfitta. Contro i Kings leggermente sotto tono, ma comunque a quota 13 + 8.
Sotto canestro, una faccia nuova: è quella di Emeka Okafor, arrivato a fine luglio in cambio di Tyson Chandler. Chukwuemeka Noubuisi Okafor (ebbene sì, è questo il vero nome del centrone di origine nigeriana, e significa più o meno “Dio ha fatto un buon lavoro”) è il due-zero-otto che nel 2005 si è aggiudicato il titolo di “Rookie of the Year”. Valido difensore, è stato spesso limitato dai problemi alla schiena che erano già comparsi nell’anno da senior a Connecticut, quel 2004 segnato a caratteri d’oro nella bacheca degli “Huskies”. Anche la pre-season è stata limitata all'osso per un problema ad un dito del piede, ma nelle prime due uscite di è distinto limitando Tim Duncan alla “singola cifra” nei punti segnati e poi effettuando un paio di stoppate decisive contro Sacramento.
LA PANCHINA:
Croce e delizia, come detto: male all’esordio, ma il “melting pot” tra veterani e giovani promesse sulla carta sembra interessante. E poi come non pensare subito al “nostro” James Posey? James a New Orleans ha giocato una buona prima stagione, giocando quasi quattro minuti in più che a Boston (28.5) e migliorando le medie nei punti (8.9) e nei rimbalzi (4.8). Ciò che gli è mancato è stata la presenza di Kevin Garnett, Ray Allen e Paul Pierce: dove a Boston poteva essere “l’ingrediente speciale”, troppo spesso in Louisiana si è dovuto arrabattare in ruoli a lui poco consoni come quello del “realizzatore” o del “clutch shooter”. Ruoli che spesso ha ricoperto bene, ma che alla fine della fiera lo hanno privato della sua anima “roberthorryana”. Ma resta un tipino tosto. Dalla panca esce anche Predrag Stojakovic, tiratore sempre pericoloso per la sua confidenza col 40% in stagione nel tiro col prefisso. Prono agli infortuni (in carriera ha raggiunto le 80 o più partite giocate solo in un’occasione), ha raggiunto quota 32 primavere ad inizio giugno e Byron Scott ha deciso di impiegarlo come “guastatore”. La tattica degli Spurs lo ha limitato a soli due tiri tentati in 20 minuti, ed i soli quattro punti all’esordio stagionale non gli rendono giustizia. Anche se con Sacramento le colpe del 3 su 9 al tiro sono tutte sue. Bobby Brown è arrivato dai Timberwolves nella “trade” per Antonio Daniels: una tosta “combo-guard” alla terza squadra in tre anni (fu scelto dai Kings), abbina validi “mid-range” game e trattamento palla a grosse carenze nella gestione della squadra e nella “presenza” difensiva. Il newyorchese Hilton Armstrong è il primo cambio dei lunghi: un 2 e 11 che nella passata stagione ha guadagnato spazio nella rotazione sfruttando i passaggi di “CP3”, ma che dimostra ancora lacune nell’intensità difensiva ed a rimbalzo. Darius Songaila venne scelto dai Celtics ma non giocò nemmeno un minuto a Boston: tornò al Cska Mosca e poi venne spedito a Sacramento per la scelta di Brandon Hunter. Solido comprimario a Washington per tre anni, ha lasciato la capitale nel corso delle trattative a tre con Orlando e Minnesota per Randy Foye e Mike Miller. Nemmeno il tempo di dire “Timberwolves” ed era già sull’aereo per New Orleans con la sua dote di 7.4 punti e 2.9 rimbalzi in quasi 20 minuti di spazio che difficilmente Scott gli garantirà anche in Louisiana. Completano il roster il quadrato Devin Brown, “swing man” compatto dalle discrete doti di realizzatore, e la matricola Darren Collison, prodotto di UCLA che nelle intenzioni del coaching staff dovrebbe regalare qualche minuto di respiro a Paul, ma che a San Antonio ha lasciato spazio a Bobby Brown.
(Un grazie a Fabio per la prewiev)















