Come un buon pranzo non può prescindere da uno stuzzicante antipasto, così il campionato di basket più bello del mondo si "serve" obbligatoriamente dopo le gare di preseason, amichevoli che possono dire molto oppure nulla, nelle pieghe delle quali il tifoso appassionato cerca di leggere le intenzioni del coach come si studiano i fondi di caffè, sperando che nessuno si faccia male e con la curiosità di osservare i nuovi arrivati.
Quali sono in buona sostanza gli spunti di interesse che una semplice serie di "allenamenti ufficiali" può fornire? Nel caso dei Celtics versione 2009/2010 l'Incognita (con la I maiuscola) era la verifica della situazione fisica di Garnett: non c'è bisogno di evidenziare come gli obbiettivi stagionali sarebbero stati radicalmente diversi con o senza il numero 5 pienamente recuperato. Non dimentichiamo che a un certo punto, tra voci che si rincorrevano impazzite, da più parti si era ventilata l'ipotesi che la carriera del bigliettone potesse essere arrivata a un prematuro capolinea. In subordine (ma non troppo) ci si interrogava sull' integrazione del vecchio ma sempre carognesco Sheed, per non parlare dell' ingranaggio forse più delicato da inserirsi nei ben oliati meccanismi di biancoverde vestiti: quel Daniels chiamato presumibilmente a fare le pentole e i coperchi come vice-Pierce, vice-Allen e forse vice-Rondo. Ah, a proposito di vice-Rondo, non dimentichiamo la curiosità di vedere all'opera l'oggetto misterioso Lester Hudson, cinquantasettesima scelta all'ultimo draft, quella curiosità ammantata di fede per cui "se Ainge ci ha visto qualcosa probabilmente...". E gli altri? Tirati a lucido oppure ancora pingui dopo 5 mesi di assenza dal parquet? Rajon avrebbe tirato i liberi in maniera decorosa dopo la cura-Price? E i risultati? Beh, quelli francamente importavano veramente poco (a meno di non subire uno 0-8, ovvio).
Non male davvero per una ordinaria preseason, tappa sovente poco valutata e considerata buona tuttalpiù per rimpinguare un po' le casse delle società con esibizioni prive di significato.
Ma andiamo con ordine iniziando dal 7 Ottobre, data in cui i Celtics mostrano al mondo il loro nuovo volto: il palcoscenico è la Dodge Arena di Hidalgo, Texas (si, non proprio Hollywood, conveniamo...), avversari i Rockets. Ovviamente la gara è il più classico dei preriscaldamenti, con ampi minutaggi per tutti, da un minimo di 8 (Sweetney) a un massimo di 23 (Davis). Ma i numeri più significativi da giocare sulla ruota di Boston sono senza dubbio 13, 5 e 6, rispettivamente i minuti giocati, i rimbalzi conquistati e i punti segnati dal convalescente più chiacchierato della East Coast, ovviamente il già citato KG. Alla fine, intervistato a bordo campo si è detto stanco ma felice, musica per le orecchie di chi ha sofferto da quel maledetto 25 Marzo, data dell'ultima apparizione sul parquet del numero 5 biancoverde. Facile immaginare come il 96-90 finale per i padroni di casa sia solo un corollario di poca importanza, così come lo sono i 21 di Aaron Brooks o i 10 di Mike Sweetney, miglior marcatore tra gli ospiti. Più interessanti il preoccupante tecnico affibbiato a Wallace (...toh!) a causa di una protesta un po' troppo plateale dopo un fallo a sfavore e il convincente esordio di Lester Hudson. Il ragazzo pare decisamente più concreto dell'appena epurato Gabe Pruitt, almeno a giudicare dalla decisione mostrata nelle entrate che gli vale 9 tentativi dalla lunetta (6 realizzati) con il corollario di una pregevole tripla per un totale di 9 beneauguranti punti.
Si torna in Massachussets per il vernissage casalingo. Il tutto esaurito attende Doc e i ragazzi nella gara che li vede opposti ai Knicks di D'Antoni. alla fine il boxscore informa di un 96-82 piuttosto netto, con confortanti segnali da buona parte del roster: Garnett mostra di essere sempre più convinto delle proprie condizioni, chiudendo a due rimbalzi dalla doppia doppia e con 21 solidi minuti in campo, corredati da un recupero da urlo su Robinson e qualche altro marchio registrato come il canonico zompo per evitare il canestro avversario a gioco fermo o il "turnaround jump shot" che non è proprio un movimento indolore per il ginocchio: "Non sono ancora nelle condizioni ottimali ma non ho nessuna paura quando vado in campo e inizio a giocare". Per noi va benissimo così. Piace anche Sheed che mette a ferro e fuoco la retina di New York a suon di triple nel quarto periodo. Da acquolina il "coming soon" sulla possibile variante con Wallace da 4, Garnett da 5 e il complemento balistico di Ray Allen e del Capitano. La sensazione è che in questi casi, quando è necessario spingere sull'acceleratore in attacco le difese avversarie siano destinate a soffrire la mancanza di punti di riferimento e costrette giocoforza a scelte dolorosissime destinate comunque a lasciare spazio ad almeno uno dei quattro, con i risultati che tutti ci auguriamo. Per quanto riguarda gli "altri", esalta Scalabrine (fatto questo inimmaginabile fino all'Ottobre del 2008), piace Perkins efficacissimo su entrambi i lati del campo e in grado di mostrare ad ogni uscita un qualche tipo di progresso: in questo caso un inedito svitamento dai 4 metri ampiamente apprezzato dal competente pubblico di Beantown. Lascia invece perplessi Daniels, ancora corpo estraneo e vistosamente a disagio quando deve fare le veci di Rondo.
Nella terza uscita al Garden arrivano i Nets, squadra dalle relative ambizioni ma con un paio di giovani assolutamente da tenere d'occhio, primo tra tutti Brook Lopez, un "settepiedi" con tutte le qualità per fare molto bene nel difficile mondo dell' NBA: ottimi movimenti in post, mani delicate e buone capacità difensive. I Celtics si presentano con il quintetto canonico e questa volta è il Capitano, che si è divertito a giochicchiare nelle prime due gare, ad alzare il volume: in 29 minuti ne mette a segno 25, equamente distribuiti lungo tutto l'arco della partita; bollente anche House, che nel finale inizia a entrare in ritmo contribuendo con i suoi 8 punti nel quarto periodo a scavare il solco decisivo dal 73-71 al 100-93 che chiude la contesa. Primi segni di vita per Daniels, e non solo per i 9 punti segnati ma per i chiari indizi di un integrazione negli schemi che pare felicemente avviata: ottimi un paio di aiuti in stile Garnett e palpabile la sensazione di crescente sicurezza nei propri mezzi.
Garnett, Perkins, Wallace, Pierce, Allen. Tutti i "big" nelle prime tre gare hanno mostrato qualche brillante lampo di luce. Tutti tranne Rondo, apparso sino a quel momento abbastanza anonimo, nonostante qualche numero estemporaneo. Rivers lo sa e decide di farlo entrare in ritmo tenendolo in campo per 40 minuti filati nel "ritorno" al Prudential Center di Newark, casa dei Nets. Per la verità il coach si permette in questo frangente di tenere a riposo i big three togliendosi lo sfizio di fare qualche esperimento: House in quintetto a fare da vice-Allen con Daniels per la prima volta in posizione di ala piccola (i risultati non saranno eclatanti), dopo averlo provato principalmente da play nelle precedenti 3 partite. I Nets sembrano motivati a portare a casa la prima vittoria della stagione e prendono lentamente il largo. A 4 minuti dalla fine del terzo periodo siamo 75-61 per i padroni di casa grazie a Lopez e Lee, decisamente ispirati e a un Douglas-Roberts che si conferma elemento interessante. Fino a questo momento Wallace e Davis (ottima prestazione con un bilancio finale di 7/14 al tiro e 18 punti) hanno firmatola metà dei punti messi a segno dalla squadra. Sembra fatta, ma Rondo decide di essersi riposato abbastanza e con 12 minuti di fuoco tra canestri (14 punti) e assist, ben
coadiuvato dal costante Big Baby, prende per mano i suoi e li trascina a una orgogliosa rimonta fino al 91-88 finale. Il play titolare sfiora la tripla doppia con 18 punti, 12 assist e 9 rimbalzi. Tra i comprimari da segnalare la bella prova di Giddens che mette in mostra le sue doti atletiche conquistando la palma di miglior rimbalzista (13 carambole abbrancate).
Altro giro altro regalo: si va ad Hartford, Connecticut, celebre se non altro per essere la città che diede i natali a Katherine Hepburn...ah, e per aver dato i natali cestistici a un certo Ray Allen, pargolo a UConn. Di fronte i Raptors "italiani" di Bargnani e Belinelli: la partita dura un tempo, finchè i Celtics non prendono le misure alla tutt'altro che impenetrabile difesa canadese. Inizialmente è ancora Pierce a tirare la carretta con 12 punti nei primi due quarti, con Davis in versione "fido scudiero". Si giunge all'intervallo sul 51-46 e qui il sipario si chiude: Rondo, rispetto ad House testato nel ruolo di play per un cospicuo numero di minuti, alza il ritmo della contesa coinvolgendo spesso il rampante Garnett: ottime in particolare un paio di combinazioni volanti tra i due applauditissime dai tifosi sugli spalti. A questo proposito Rivers dichiara: " E' stato bello e inaspettato, perchè Kevin ha subito un colpo nel primo quarto...non credevo che potesse correre così bene. Sta tornando ad essere quello di prima".
Non bastano i 21 punti di Bosh per mantenere Toronto a contatto e il divario si dilata. Hudson gioca tutto il quarto conclusivo e ruba la luce dei riflettori a suon di canestri; in 8 minuti si arrampica in abbondante doppia cifra (12) con una stupefacente varietà di soluzioni: layup, palla rubata con fallo subito e due liberi a segno, jump shot efficaci. Molto bene Perkins, 4/6 dal campo e 7 solidi rimbalzi. Passo indietro invece per Daniels, impreciso e spaesato.
La quarta W consecutiva arriva ancora contro la squadra di coach Triano che questa volta dimostra veramente di voler spodestare il tiranno costruendo una partita vera, con caratteristiche se non da playoffs, a tratti sicuramente da Regular Season. Nel terzo quarto, in particolare, quando i Raptors tentano di approfittare di un momento di abulia collettiva dei Celtics, le maglie in difesa si stringono e Garnett comincia a digrignare i denti, ben coadiuvato da un Ray Allen finalmente ispirato: dopo il pareggio sul 54 i due segnano 12 punti, equamente suddivisi, riportando sul più 10 (73-63) i biancoverdi. Il resto è ordinaria amministrazione fino al 101-82 finale. Tra le note positive, insieme ai numeri 20 e 5, Eddie House che si diverte con un 5/8 dal campo (e 3/6 da tre, ma i restanti due tentativi sono praticamente dei due-punti-e-mezzo...), nonchè un reattivo Daniels. Quasi ferie per Perkins tenuto dentro 17 minuti e per Pierce, che ne gioca 25 ma senza lasciare segno.
Il 20 Ottobre la settima amichevole sancisce la seconda sconfitta per i Celtics, battuti 108-103 dai Knicks al Madison Square Garden. L'inizio dei padroni di casa è tragico, 11 errori nei primi 12 tentativi, poi piano piano riescono a risalire la china con l'ausilio di Harrington, Lee, Robinson e un Gallinari in gran spolvero che alla fine metterà 18 punti. La gara rimane in sostanziale equilibrio finchè nel finale i Knicks piazzano il parziale decisivo. Spostandoci sul lato-Boston, nonostante la sconfitta e le troppe distrazioni sugli scarichi che permettono agli avversari troppi facili tentativi da fuori, arriva la prima prestazione di Daniels così come lo vorrebbe Rivers: 17 punti in 21 minuti, molti dei quali giocati da play con competente trattamento di palla e buona autorità. Se questo qui funziona in cabina di regia è un altro mismatch da giocarsi e da servire caldo ai coach avversari. Benissimo Rondo, 20 tacche sulla fusoliera e 7 assist. Ordinaria amministrazione per gli altri big con menzione d'onore per Perkins, l'unico che in difesa si sbatta come se fosse una gara che conta, sgomitando e sbuffando nonostante lo schema e i giocatori messi in campo da D'Antoni non siano il massimo per un centro delle caratteristiche di Kendrick.
Il giorno seguente si chiude con il gran gala a Columbus, Ohio, al cospetto di re LeBron. Il prematuro back to back e il fatto che la prima di campionato si giocherà ancora contro i Cavs consiglia Rivers di affidarsi al turnover: rimangono a fare il tifo Ray Allen, Garnett e Davis e il quintetto titolare è un inedito Perkins, Wallace, Pierce, Daniels, Rondo. La partita, ancorchè dall'indubbio fascino, di fatto non ha alcuna storia: James spara a salve e i 16 punti di O'Neal a poco servono. Daniels nel ruolo di guardia si disimpegna mirabilmente (70% dal campo e 17 punti), mentre Perkins battaglia da pari a pari con Shaq. Inoltre dalla panchina sorge e punisce House, non letale dalla linea dei 3 punti (3/7) ma capace di un 5/7 da 2 che, con l'aggiunta di un paio di liberi messi a segno lo eleva a miglior marcatore di giornata (21). Solide prestazioni anche da Pierce e Wallace con l'unica nota stonata firmata Giddens, impreciso e troppo timido nonostante i 19 minuti sul parquet. Finisce 96-82, con i Celtics sempre in rassicurante vantaggio praticamente dal primo minuto di gioco.
8 partite quindi, con 6 vittorie e 2 sconfitte: ma come si sono comportati in buona sostanza i componenti del roster biancoverde? Cerchiamo di divertirci con un piccolo bilancio in forma di pagella, in rigoroso ordine alfabetico:
Ray Allen 6: Fà il suo, senza strafare. Alterna prestazioni da 20 punti (il 18 Ottobre contro Toronto) a gare in cui non ci prende quasi mai (1/7 dal campo ancora contro i Raptors il 14 Ottobre). Inusuale la percentuale di triple infilate, un misero 25%. Non è un problema, ci mancherebbe che un giocatore dal talento smisurato e dall'età tutt'altro che verde debba dimostrare qualcosa in una preseason.
Tony Allen S.V.: Gioca 8 minuti nella vittoria casalinga contro i Knicks, poi Doc lo mette precauzionalmente a riposo per consentirgli un più sicuro recupero dopo l'operazione alla caviglia del Giugno scorso. Probabilmente lo rivedremo a breve abile e arruolato. Dovrà comunque sudare sette camicie per ritagliarsi uno spazio poco più che marginale.
Marquis Daniels 6: Paga lo scotto di doversi inserire in una realtà e in un gioco che con Indiana e gli schemi di O'Brien c'entrano poco o nulla, nonchè di raccapezzarsi nel continuo tourbillon di ruoli a cui lo sottopone Doc per testare le varie opzioni a disposizione. Il voto finale è una media tra il 5 delle prime gare e il 7 pieno delle ultime due uscite, quando piazza una media di 17 punti con una percentuale dal campo del 67%, ma già contro Toronto il 18 Ottobre aveva mostrato progressi confortanti.
Glen Davis 6.5: Avesse giocato così nella preseason del 2007 avremmo gridato al miracolo. Ormai ha una caratura tecnica tale per cui le sue ottime prestazioni non fanno più notizia. Va dento come un' ala piccola? Nulla di nuovo. Infila tiri dalla media come Garnett? Come sopra. Rimane una delle certezze della panchina biancoverde. L'unica incognita della sua stagione sarà psicologica: come reagirà alla situazione di accresciuta competitività tra lunghi nello spogliatoio che rischia seriamente di comportare la sensibile contrazione del minutaggio a sua disposizione?
Kevin Garnett 8: 21 minuti di media con 12.7 punti. Poca cosa? Si, se non sei un giocatore che è stato fermo e zoppicante per 6 mesi con un malanno che aveva ormai assunto tutti i crismi della peggior telenovela brasiliana. C'è, salta, urla, si batte le mani sul petto, recupera avversari in transizione, si butta sul parquet per salvare il più inutile dei palloni. Quanto ci mancava...
J.R. Giddens 5: Sempre più oggetto misterioso, gioca 12 minuti abbondanti di media senza vedere il canestro nemmeno con il binocolo (imbarazzante il 30% scarso dal campo). Unico lampo i 13 rimbalzi soffiati ai Nets a Newark. I dubbi sulla possibilità di farne un giocatore da NBA sono leciti, anche perchè il prossimo compleanno è quello dei 25...
Eddie House 7: Esemplifichiamo? OK: sa fare una cosa alla perfezione e la sua percentuale da tre in queste 8 gare di preseason supera il 40%. Per fare buon peso chiude con 21 punti rifilati ai Cavs. Dovremmo chiedergli altro? Viene utilizzato anche come 2 con Daniels in play, potrebbe essere una variante di un certo peso.
Lester Hudson 6.5: Mette in mostra numeri ineteressanti nonostante venga utilizzato praticamente solo nel quarto conclusivo. Facendo un confronto con Pruitt ne esce vincente a mani basse: prova a farsi notare, giostra senza timori reverenziali, rivela una buona fluidità di tiro e un trattamento di palla adeguato, pur con una visione di gioco non propriamente a 10 decimi. Non sarà mai Nash ma vale la pena provare a plasmarlo.
Kendrick Perkins 8: 22 minuti, 8.4 punti e quasi 7 rimbalzi. Cifre in linea con le sue qualità ma che non dicono tutto sul giocatore: già in forma campionato dimostra di aver imparato da Garnett che in ogni partita bisogna darsi da fare, poco importa che sia l'ultima delle amichevoli o una gara di playoffs. Presidia il canestro con autorevolezza e anche dall'altra parte del campo insegna che l'applicazione paga mostrando movimenti che 2-3 anni fa sarebbero sembrati piura fantascienza.
Paul Pierce 6.5: Fatica nelle prime uscite a prendere le misure, poi spara un paio di cartucce tanto per mostrare ai tifosi che il capitano può in ogni momento fare male: 25 punti ai Nets e 17 ai Raptors tanto per gradire. La sensazione è che quest'anno, con Wallace in campo a creare ulteriori spazi si divertirà molto.
Rajon Rondo 6: Procede a strappi alternando prestazioni "pigre" a exploit da quasi tripla doppia (vedi "ritorno" contro i Nets). Mezzo punto in meno per il tragico 52.9% ai liberi. Price o non Price questa sembra ormai una battaglia persa.
Brian Scalabrine 6.5: Il suo ruolo sarà di dare un po' di respiro ai titolari negli spot 3 e 4. Rivers gli regala qusi 14 minuti di media in campo e lui svolge il compito con diligenza: qualche tripla e applicazione rigorosa agli schemi difensivi. Non gli chiediamo altro.
Bill Walker S.V.: Il ginocchio infortunato lo terrà fuori dai giochi ancora per un po'. Operato al menisco all'inizio di Ottobre ne avrà ancora almeno per un mese. Peccato, ci sarebbe piaciuto vederlo all'opera e verificarne i progressi. Se in salute dovrebbe avere qualche chance di mettersi in mostra e di fare la squadra.
Rasheed Wallace 7: Per non sbagliare all'esordio si procura un tecnico. Personaggio più unico che raro, sembra aver capito al volo l'ambiente bostoniano e il ruolo che Rivers gli ha disegnato addosso, quello di variabile impazzita per far saltare gli schemi avversari: si diverte contro i Knicks nella seconda uscita e in generale non mostra quelle pause irritanti che a Detroit erano diventate parte integrante del personaggio. Sesto uomo di lusso.
Shelden Williams 6: Vale il discorso fatto per Scal: ci mette il cuore, mostra di essere solido e di poter garantire qualche buon minuto in backup per la batteria di lunghi a disposizione di Rivers.
Michael Sweetney S.V.: Poche occasioni per mettersi in mostra e, a dire il vero, qualcosa di buono lo aveva pure mostrato, vedi l'apertura in Texas. Viste però le prestazioni della concorrenza e la necessità di portare a 15 elementi il roster il suo taglio è senz'altro condivisibile. Gli auguriamo di trovare presto una nuova sistemazione.
In conclusione, se questa preseason doveva rispondere ai più impellenti interrogativi dei tifosi, crediamo che lo abbia fatto nel migliore dei modi: Garnett "is back", il quintetto è solidissimo e la panchina rischia di esser sensibilmente più completa anche di quella che ha conquistato l'anello nel 2007, quando c'era si il fenomenale apporto di Posey e la solidità di Powe (a proposito, il Leone si è recentemente espreso in termini non proprio lusinghieri riferendosi al comportamento dei proprietari dei Celtics nella vicenda della sua cessione), ma a quei tempi Davis era solo un rookie di belle (?) speranze e in qualità di terzo lungo partiva nientepopodimenoche il relativamente compianto Scottone Pollard.
Proseguendo nel parlare di rincalzi, ci piace sottolineare come gli acquisti di Wallace e Daniels, giocatori eclettici che in coppia possono coprire tutti e 5 i ruoli in quintetto, possano dare un' imprevedibilità assolutamente unica alla squadra di Rivers. E' vero, nulla è scontato nel meraviglioso circo dell' NBA, ma se la salute assisterà il roster e se i due neobiancoverdi si manterranno sugli standard di forma che gli competono potremmo veramente avere di che divertirci: abbiamo già accennato alle implicazioni che un quintetto formato da Garnett, Sheed, Pierce, Allen e Rondo potrebbe rivelare; abbiamo invece taciuto di come la presenza di Daniels impiegato come backup di Rondo possa liberare dagli obblighi di costruttore di gioco House consentendogli di fare ciò che gli è più caro, ovvero violentare la retina dai 7.25 quando Ray sarà chiamato a tirare il fiato. E non si è parlato delle opzioni garantite da Davis o dallo Scal tirato a lucido che in qualche circostanza ha mostrato di poter reggere come vice-Pierce, oppure della possibilità di schierare in contemporanea una batteria di lunghi con Perkins da 5, Wallace da 4 e KG da 3, che per essere marcato dovrà giocoforza chiamare un cospicuo numero di aiuti liberando praterie per i compagni...ma per questo ci vorrebbe un articolo a parte. In ogni caso la sensazione è che la strada battuta in sede di mercato sia quella giusta.
Allacciamoci le cinture, tra due giorni si parte...

