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Lo Staff Tecnico

Pubblicato da Michele Pulcini sabato 24 ottobre 2009

La stagione 2009/10 non si annuncia facile per Glenn Doc Rivers e i collaboratori dello staff tecnico, nonostante Boston sia l’unica tra le contender a partire con il quintetto base immutato rispetto alla stagione precedente.

Perché? Dal punto di vista tecnico è vero che l’impostazione sarà simile, con l’aspetto difensivo alla base del gioco, ma il gruppo è diverso da quello di un anno fa, con gli aspetti positivi dei progressi di Rondo e Perkins (per i quali già sono stati spesi elogi nei primi giorni del training camp), la maggiore qualità e quantità del contributo dei sostituti e la presenza di un cambio come Rasheed Wallace che, a mio giudizio, può cambiare il volto della squadra dal punto di vista dell’intensità nei 48 minuti.

Ci sono anche aspetti negativi, come la rinuncia a un giocatore di impatto come Powe e l’anno in più su caviglie e ginocchia dei nostri tre big, ma in generale immagino che molto sia cambiato.
Lo staff dovrà disegnare nuove situazioni difensive e offensive che utilizzare al meglio i due nuovi giocatori arrivati (Wallace e Daniels) che in molte squadre sarebbero titolari, senza levare troppi minuti al rampante contributo di Glen Davis, valutando il possibile contributo dell’ex Pacers come sostituto di Rondo: a questo proposito sono soddisfatto delle capacità di Daniels come portatore di palla (almeno così capisco dai media e dalle dichiarazioni del coach), ma non vorrei si dimenticasse la necessità di usarlo anche come cambio di Pierce, soprattutto in assenza dell’infortunato Walker.


Altro tema tecnico è quello rappresentato, in attacco, ai maggiori spazi che le capacità di Wallace possono aprire a favore soprattutto di Pierce, mentre mi permetto sommessamente di sussurrare all’orecchio di Rivers e di Armond Hill (che si occupa dell’attacco) di non escludere la possibilità di un super quintetto con Garnett da 3 (LBJ potrebbe soffrire l’altezza di KG e in penetrazione si divertirebbe di meno) e di ricordare comunque a Rasheed (fatevi aiutare in questo ancora da Garnett) che il suo gioco in post basso comunque può essere ancora devastante e fondamentale per gli equilibri tattici: fatemi sognare per un attimo, insieme Wallace e Garnett, entrambi con la palla in mano a cinque metri dal canestro possono tirare o giocare l’1c1 in avvicinamento spalle a canestro e, se raddoppiati, cercare con la loro favolosa visione perimetrale Ray o Pierce liberi, oppure favorire una penetrazione di Rondo!

Recenti e sempre pittoresche dichiarazioni di Wallace (Rivers è come un mad scientist e non mi pare sia necessaria la traduzione) sono testimonianza di una voglia di sperimentare situazioni nuove possibili grazie alle doti tecniche dei giocatori e sono stati provati quintetti con Daniels, Allen e Pierce che potrebbe creare grossi problemi difensivi alle guardie avversarie, ma Rivers non esclude anche una coppia di guardie Daniels/Pierce con i tre lunghi del mio suggerimento precedente, c’è davvero da sbizzarrirsi!


Difensivamente qualcuno suggerisce un minore accanimento, soprattutto nei primi mesi di regular season: mi permetto di rispondere che è difficile, se non diminuendo i minuti dei primi sei giocatori, ma, anche in questo caso, abbiamo ora tre lunghi di rare doti difensive, in aiuto e sull’uomo (circostanza che non vedo nelle nostre rivali accreditate), con altri due, Davis e Shelden Williams, che possono completare al meglio il pacchetto e un rincalzo tra gli esterni, Daniels, con capacità di difendere su tre ruoli e permettere cambi e rotazioni importanti; c’è qualche buco di tipo fisico, sulla carta, come la possibile marcatura delle ali piccole alte (Lewis di Orlando se venisse impiegato in questo modo, oppure Odom) o di un play veloce in assenza di Rondo, e su questi aspetti lo staff e Thibodeau in primis dovranno lavorare per trovare i giusti adattamenti.
Ma non è finita.

Rivers è finalmente riconosciuto come un allenatore capace dal punto di vista tecnico, ma la sua grande forza è nel lavoro fuori dal campo come motivatore e coach amico dei giocatori e in questo la prossima stagione si presenta impegnativa, per la necessità di trovare quel quid in più.

All’inizio della stagione 2007/08, quella poi culminata con il banner, Rivers ebbe l’idea di applicare il concetto di "Ubuntu" al gruppo, dopo che ne aveva scoperto l’origine nel corso di un incontro alla sua ex università di Marquette e ne aveva poi studiato meglio il significato; alla squadra l’Ubuntu piacque molto e lo fecero loro in modo perfetto, ma nella stagione seguente le cose non sono andate nello stesso modo per tutta una serie di motivi che non sono argomento di questo articolo.

Adesso l’idea di sacrificare ogni risultato personale per il bene del gruppo è sempre valida, ma potrebbe essere necessario trovare qualcosa in più e anche il banner bianco esposto presso il campo di allenamento (una trovata anche quella di Rivers all’inizio della stagione 2007/08) potrebbe non bastare, rendendo necessario un supplemento motivazionale per il gruppo.

A questo aggiungo e collego la necessità di equilibrare l’impiego di tutti per ottimizzare il rendimento della squadra fino al mese di maggio e, speriamo, giugno.

Tutto il lavoro che ho provato a descrivere non è, ovviamente, competenza del solo Rivers, affiancato da alcuni ottimi collaboratori: l’associate coach Tom Thibodeau è il responsabile difensivo per il terzo anno, dopo aver resistito a un paio di non troppo interessati approcci estivi di altre squadre e avrà un lavoro reso interessante dalle due più importanti aggiunte estive.

Armond Hill è, invece, responsabile dell’attacco, mentre Kevin Eastman lavora sullo sviluppo dei giocatori, l’ormai mitico Clifford Ray si dedica ai lunghi e il gruppo è completato dal più giovane Mike Longabardi che si occupa del lavoro video.

Mi pare, infine, doveroso includere Bryan Doo, indispensabile preparatore atletico (permettetemi l’adeguamento dall’inglese) e, soprattutto, Ed Lacerte, trainer da 23 anni ai Celtics, apprezzatissimo anche fuori dalla squadra per le sue doti professionali: ormai il suo lavoro non si limita all’aspetto relativo alla cura della cura muscolare dei giocatori, ma è il tramite tra gli allenatori, lo staff medico e i giocatori, in un rapporto di responsabilità in occasione degli infortuni che rende giustizia al suo valore.
A tutti loro sono affidate le nostre speranze di titolo nella tarda primavera del 2010 e, quindi, a tutti auguriamo un ottimo lavoro.

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