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Game #03 Boston vs Chicago 118 - 90

Pubblicato da Fabio Anderle venerdì 30 ottobre 2009

Per i Celtics è più facile del previsto, quella che veniva considerata “gara 8 di playoff” della serie contro Chicago. I Bulls sbuffano, combattono, si impegnano, ma riescono a tener testa ai biancoverdi solo per un quarto, per poi lentamente ma inesorabilmente scivolare nei gorghi di una sconfitta da ricordare.
Sulle sabbie mobili del +1 e con pochi secondi da giocare nel primo periodo è Rasheed Wallace a piazzare la “tripla” del +4, l’unica della sua partita in una giornata balisticamente poco felice. Ma basta per andare al primo mini-riposo con un po’ di fiducia, ed alla ripresa delle ostilità è Marquis Daniels a portare Kirk Hinrich in post ed a lavorarselo per il primo “break” significativo della gara. A quel punto tocca a Ray Allen, che con 9 degli ultimi 13 punti Celtics nella seconda frazione spinge Boston al riposo sul 50 a 35. La difesa funziona perfettamente (Chicago si fermerà al 41% al tiro nonostante il lungo "tempo di rifiuti"), ed in attacco finalmente la squadra si sblocca trovando la via del canestro con una certa continuità. Garnett non è ancora al 100%, ma un suo "alley-oop" nel terzo quarto infiammerà il Garden, facendo ben sperare per un recupero totale della condizione atletica. Rondo invece si dedica esclusivamente al ruolo di "suggeritore", effettuando solo due tiri (un canestro) ma cercando costantemente i compagni. Per Chicago solo Noah sembra in grado di tener testa ai biancoverdi, mentre Salmons è decisamente sotto tono.
All’intervallo Paul Pierce in spogliatoio incita i compagni: “Apriamo bene il terzo quarto e rimaniamo aggressivi”. Poi torna in campo, approfitta della fame di assist di Rajon Rondo per infilare cinque “bombe” e schiacciare definitivamente ogni velleità per i Bulls, sotto per 88 a 61 quando mancano ancora 12’ alla fine. Rose ci prova, ma questa notte è di Rajon Rondo che gli sbatte in faccia il conto salato di un clamoroso "8" nell'assist/turnover ratio, perdendo solo due palloni. E’ chiaro che Chicago paga anche il “back to back” della vittoria con San Antonio la sera prima, ma va ricordato che Boston è alla terza partita in quattro giorni.
L’ultimo quarto è un lunghissimo garbage time nel quale Eddie House ha modo di raggiungere quota 22 punti, Shelden Williams può completare una doppia doppia da 10 punti e 10 rimbalzi, “Sheed” di continuare a spadellare dalla distanza, Lester Hudson segnare un discreto canestro e J.R. Giddens distinguersi per una sciocca palla persa.
Alla fine Pierce chiude con 22 punti, 8 rimbalzi ed un piacevole 5 su 7 da “acque internazionali”, mentre Ray Allen gli fa l’eco con 20 punti e 2 su 3 da tre. Coach Rivers sprizza felicità: “Quando Ray e Paul tirano così, le cose si fanno interessanti”. La vendetta per quella serie di playoffs troppo lunga, è servita.
Nota a margine, Danny Ainge ha comunicato che “Big Baby” Davis non verrà sospeso per la stupida rissa nella quale si è fratturato il pollice della mano destra. La multa però sarà salata…






PREVIEW

I Bulls reduci da una bella e convincente vittoria contro i San Antonio Spurs, approdano al Garden per dare vita alla prima rivincita della memorabile serie di primo turno dei playoff della scorsa stagione. Ma ci saranno nomi nuovi e la presenza in campo di Kevin Garnett e Luol Deng.


Chicago Bulls (1-0) at Boston Celtics (2-0)
Venerdì, 30 ottobre 09
8:00 PM ET
Diretta su Sky Sport 2 ore 01:00
TD Banknorth Garden




Boston Celtics

Quintetto base
PG: Rajon Rondo
SG: Ray Allen
SF: Paul Pierce
PF: Kevin Garnett
C: Kendrick Perkins

Riserve
Rasheed Wallace
Marquis Daniels
Eddie House
Shelden Williams
Lester Hudson
JR Giddens

Infortunati
Tony Allen (ankle) out
Bill Walker (knee) out
Brian Scalabrine (ankle) day to day
Big Baby Davis (thumb) out





Chicago Bulls

Quintetto base
PG : Derrick Rose
SG : John Salmons
SF : Luol Deng
PF : Tyrus Thomas
C : Joakim Noah

Riserve
Taj Gibson
Kirk Hinrich
Lindsey Hunter
James Johnson
Brad Miller
Jannero Pargo

Infortunati
Aaron Grey (fibula) out
Jerome James (achilles) out

Una delle ultime due squadre (assieme ai Bucks) a partire in questa regular season, i Bulls affrontano i Celtics nella “coda” di un back-to-back interessante. Dopo aver ospitato gli Spurs, infatti, volano a Boston cercando di ricreare la magia che nell’aprile scorso aveva dato vita ad una delle serie di playoffs più belle della storia NBA. Mancheranno alcuni dei protagonisti di quella serie: al “Bambinone” Davis si aggiunge infatti Ben Gordon, passato ai Detroit Pistons ed autore di 22 punti all’esordio. I Bulls dovranno fare a meno anche di Tim Thomas, lasciato andare senza troppe cerimonie, e del centro Aaron Gray, infortunato.



Ci sono anche dei “ritorni”: se ai Celtics si rivede Kevin Garnett, a Chicago si tira un sospiro di sollievo per il rientro del mandingo Luol Deng, swingman dalle mani di seta.
Tra le novità, mentre i padroni di casa possono sventolare la panchina del trio Wa-Da-Wi (gli amici milanesi sono pregati di non spernacchiare, significa “Wallace-Daniels-Williams”) già determinante a Cleveland, i Bulls puntano sulla freschezza delle loro due prime scelte, i “corazzieri” Taj Gibson e James Johnson. Il primo è un solido power forward da USC che nella pre-season ha fatto vedere qualcosa di buono al di là dei 12.8 punti e 5.8 rimbalzi. Il secondo invece, pure lui attorno ai 206/207 centimetri di altezza, proviene da Wake Forest ed al gioco vicino a canestro può accoppiare una discreta mano dalla distanza. Ai due “virgulti” Chicago ha affiancato il free-agent Jannero Pargo, che dopo l’esperienza europea alla Dinamo Mosca ed all’Olympiakos Pireo torna a puntellare un peraltro decente reparto guardie. Confermatissimo Kirk Hinrich, giocatore dall’alto IQ cestistico e capace di lavorare in entrambi gli spot di guardia grazie alla mano calda sia al tiro che in fase di passaggio. Dalla panchina “opererà” anche il centro Brad Miller, sempre meno atletico ma sempre più bravo nel leggere le partite ed a “pungere” col suo ottimo tiro dalla distanza. A completare il settore lunghi anche l’ipermuscolato Chris Richard, 116 chili (sembrano di più) racchiusi in una corazza di 206 centimetri e visti lottare nelle trincee dei Timberwolves senza risultati eclatanti(1.9 punti e 2.6 rimbalzi in quasi 11 minuti) nella scorsa stagione. Abbiamo cominciato dalla panchina, finiamo col quintetto base…

In cabina di regia tutti gli occhi sono ovviamente puntati sul gioiello locale Derrick Rose, che dopo una stagione fantastica culminata con il titolo di “Rookie of the Year” e con i 36 punti schiaffati ai Celtics in gara 1, è chiamato a confermare le sue doti di “incursore” da centro area e passatore ed a migliorare quelle di difensore.

Al suo fianco John Salmons, tipica guardia realizzatrice un po’ sottovalutata sia come realizzatore che come difensore. Unico difetto: un po’ troppo “cestisticamente egocentrico”, vuole il pallone tra le mani e rifiuta sdegnosamente il “lavoro sporco”. Ma è in grado di riempire il tabellino in un attimo.

In ala piccola torna Luol Deng, appiedato nella seconda parte di campionato da una frattura da stress alla tibia destra. Giocatore sontuoso, è capace di contribuire sui due lati del campo ed è depositario di un “mid-range game” tra i più belli (e pericolosi) della lega.

Tyrus Thomas abbina doti atletiche fantastiche ad una testolina buffa. Nelle sue corde ci sono anche un ottimo tiro dalla media ed un’incredibile propensione alla stoppata, e sicuramente sarà in gran spolvero: in fin dei conti sta iniziando il suo “contract year”.

Joakim Noah è forse il centro NBA con le mani più “quadrate”, e questo lo toglie d’ufficio dal mio personale cartellino dei giocatori che vorrei a Boston. Eppure, nonostante a volte vada sopra le righe, l’energia che infonde alle partite è decisamente clamorosa e dovrà venir controllata per evitare che contagi il resto dei Bulls. Grande “apertura alare” ma movimenti offensivi degni di un totem indiano.

Infine coach Vinnie Del Negro: da sempre grande enfasi su difesa e rimbalzi, nel suo anno da “rookie” ha in qualche caso commesso errori marchiani, ma la sia capacità nel guidare un gruppo giovane come Skiles non era riuscito a fare è stata notata da tutti. Teste matte ce ne sono, da Joakim Noah ed il suo amore per la cannabis a Tyrus Thomas che in pre-stagione non è proprio riuscito a non lamentarsi per non essere partito in quintetto. Eppure se c’è uno che può tenerle a freno grazie ad un approccio basato sul buon senso, quello è proprio l’ex playmaker di Treviso e San Antonio.

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