Non sono passati molti giorni da quando ci trovavamo in un altro "bar". Era il "nostro" bar, quello che avevamo fondato ed in cui ci eravamo incontrati per la prima volta. Vi avevamo seguito insieme le gesta dei nostri Boston Celtics, ed anche quando in estate il televisore era spento, era bello sedersi al tavolo con un boccale di birra (o un bicchiere di Chianti) e raccontarci storie antiche e sempre nuove di uomini e canestri.
Qualcosa si è rotto, purtroppo, e recriminare o portare rancore sarebbe uno spreco di energie, oltre che un esercizio che non porta da nessuna parte. L'Ubuntu non funziona così: si cerca la mediazione, l'accordo, ma poi se la controparte non abbraccia questa splendida parola e le sue mille sfumature, se preferisce quella che un lettore brillante ha definito "l'ebbrezza del potere in un'isola deserta", è giusto salutarsi e proseguire nel cammino.
Oggi nasce "I Am a Celtic": se prima eravamo "l'Orgoglio Italiano dei Celtics", ora siamo qualcosa di più. Vogliamo condividere la nostra fierezza di essere Celtics, senza barriere, senza frontiere, come facevano nell'ormai famoso video del 2008 i grandi John Havlicek, Bob Cousy e Sam Jones. Duecentoventisei anni in tre, eppure glielo sentivi nella voce che quando sei un Celtic il Pride si "mangia" l'anagrafe in uno contro uno come Ray Allen battè Sasha Vujacic.
Su I Am A Celtic siamo più liberi: non dipendiamo più da editori irrequieti e da direttori poco agili. Ci ritroviamo in un "bar" che nasce dall'affetto, dalla stima e dal rispetto che tutti i redattori "storici" del vecchio sito hanno voluto dimostrarci seguendoci nell'esilio quando hanno capito che era l'unico modo per preservare la passione, la sincerità, l'Ubuntu.
Ma chi abbiamo lasciato di là non è il cattivo faraone del biblico Mosè, è stato un compagno di viaggio per molti anni e se non è riuscito a carpire l'essenza della parola africana che è stata il motore dell'ultimo titolo dei Celtics, un po' di colpa forse ce l'abbiamo tutti. Anche se la sensibilità, purtroppo, non la vendono al supermercato. E' chiaro che nessuno ha vinto, ma permettetemelo, per andarsene ci vuole più coraggio di quanto ne richieda restare.
Ma torniamo a noi: in un'interfaccia più semplice e meno rigida troverete gli stessi argomenti proposti in passato: commenti, approfondimenti, analisi e curiosità... oh, e la Storia dei Celtics, ovviamente: avremmo forse dovuto interrompere quello splendido viaggio nel passato della Franchigia con la F maiuscola?
"Manifesti" non ne facciamo: preferiamo che questo spazio resti "leggero" e libero, senza troppi vincoli o catene. Vorremmo che incontrarci qui fosse un po' come visitare quel vecchio bar bostoniano della serie televisiva "Cheers" (in Italia "Cin Cin") degli anni Ottanta: quelli - come me - negli "anta" lo ricorderanno, mentre i più giovani potranno usare un motore di ricerca e trovare persino qualche episodio in cui l'ospite d'onore era stato un Celtic. "Cheers" era un pub appollaiato su Beacon Hill in cui le vite di un barman ex lanciatore dei Red Sox, dei suoi dipendenti e degli avventori si intrecciavano in maniera spassosa, ognuno col suo carattere, ognuno coi suoi problemi e le sue manie.
Era il pub in cui - come Gary Portnoy cantava nella sigla - "Everybody Knows Your Name", tutti conoscono il tuo nome: un luogo quasi magico in cui non sei un "numero" ma una persona, ed il motto di spirito e "l'off-topic", se non sono di cattivo gusto, sono tollerati. Bene, eccoci qui dunque, Leo e Fabio a lucidare i bicchieri ed a mescere le bevande, e tutti i formidabili amici che già conoscete - Angelo, "Calabrone", Andrea, Beppe, Michele, Movy, Edoardo e Samuele - seduti al bancone in attesa dell'inizio della partita dei Celtics, a rendere ogni incontro un qualcosa di unico ed irripetibile.
A chi ci legge per la prima volta, un caloroso benvenuto, a chi già ci conosce invece un "ben ritrovati". Ed il primo "giro" è gratis...
Qualcosa si è rotto, purtroppo, e recriminare o portare rancore sarebbe uno spreco di energie, oltre che un esercizio che non porta da nessuna parte. L'Ubuntu non funziona così: si cerca la mediazione, l'accordo, ma poi se la controparte non abbraccia questa splendida parola e le sue mille sfumature, se preferisce quella che un lettore brillante ha definito "l'ebbrezza del potere in un'isola deserta", è giusto salutarsi e proseguire nel cammino.
Oggi nasce "I Am a Celtic": se prima eravamo "l'Orgoglio Italiano dei Celtics", ora siamo qualcosa di più. Vogliamo condividere la nostra fierezza di essere Celtics, senza barriere, senza frontiere, come facevano nell'ormai famoso video del 2008 i grandi John Havlicek, Bob Cousy e Sam Jones. Duecentoventisei anni in tre, eppure glielo sentivi nella voce che quando sei un Celtic il Pride si "mangia" l'anagrafe in uno contro uno come Ray Allen battè Sasha Vujacic.
Su I Am A Celtic siamo più liberi: non dipendiamo più da editori irrequieti e da direttori poco agili. Ci ritroviamo in un "bar" che nasce dall'affetto, dalla stima e dal rispetto che tutti i redattori "storici" del vecchio sito hanno voluto dimostrarci seguendoci nell'esilio quando hanno capito che era l'unico modo per preservare la passione, la sincerità, l'Ubuntu.
Ma chi abbiamo lasciato di là non è il cattivo faraone del biblico Mosè, è stato un compagno di viaggio per molti anni e se non è riuscito a carpire l'essenza della parola africana che è stata il motore dell'ultimo titolo dei Celtics, un po' di colpa forse ce l'abbiamo tutti. Anche se la sensibilità, purtroppo, non la vendono al supermercato. E' chiaro che nessuno ha vinto, ma permettetemelo, per andarsene ci vuole più coraggio di quanto ne richieda restare.
Ma torniamo a noi: in un'interfaccia più semplice e meno rigida troverete gli stessi argomenti proposti in passato: commenti, approfondimenti, analisi e curiosità... oh, e la Storia dei Celtics, ovviamente: avremmo forse dovuto interrompere quello splendido viaggio nel passato della Franchigia con la F maiuscola?
"Manifesti" non ne facciamo: preferiamo che questo spazio resti "leggero" e libero, senza troppi vincoli o catene. Vorremmo che incontrarci qui fosse un po' come visitare quel vecchio bar bostoniano della serie televisiva "Cheers" (in Italia "Cin Cin") degli anni Ottanta: quelli - come me - negli "anta" lo ricorderanno, mentre i più giovani potranno usare un motore di ricerca e trovare persino qualche episodio in cui l'ospite d'onore era stato un Celtic. "Cheers" era un pub appollaiato su Beacon Hill in cui le vite di un barman ex lanciatore dei Red Sox, dei suoi dipendenti e degli avventori si intrecciavano in maniera spassosa, ognuno col suo carattere, ognuno coi suoi problemi e le sue manie.
Era il pub in cui - come Gary Portnoy cantava nella sigla - "Everybody Knows Your Name", tutti conoscono il tuo nome: un luogo quasi magico in cui non sei un "numero" ma una persona, ed il motto di spirito e "l'off-topic", se non sono di cattivo gusto, sono tollerati. Bene, eccoci qui dunque, Leo e Fabio a lucidare i bicchieri ed a mescere le bevande, e tutti i formidabili amici che già conoscete - Angelo, "Calabrone", Andrea, Beppe, Michele, Movy, Edoardo e Samuele - seduti al bancone in attesa dell'inizio della partita dei Celtics, a rendere ogni incontro un qualcosa di unico ed irripetibile.
A chi ci legge per la prima volta, un caloroso benvenuto, a chi già ci conosce invece un "ben ritrovati". Ed il primo "giro" è gratis...