Il primo titolo, come il primo amore, non si scorda mai. Specie se arriva dopo due supplementari nella settima partita...
Se pensate che la strada verso la Mistica dei Celtics sia stata lastricata di vittorie facili, siete sulla...strada sbagliata. Nessuno ha mai regalato niente ai biancoverdi, ed anzi il primo titolo fu forse quello più sofferto. Saltiamo a bordo della nostra De Lorean opportunamente modificata da "Doc" ("Doc" Brown di "Ritorno al Futuro", ovviamente, non "Doc" Rivers) e torniamo nel passato, esattamente nell'aprile del 1957. Boston ha appena terminato una regular season da favola. Red Auerbach al draft del 1956 ha giocato splendidamente le sue carte, rinforzando la squadra con Bill Russell e Tommy Heinsohn, ed i Celtics appaiono pronti per il salto di qualità.
A dire il vero William Felton Russell si unisce al gruppo solo nel mese di dicembre (dicembre 1956... French Lick...mi dicono qualcosa...), visto che prima di diventare professionista ha deciso di portare da Melbourne a casa la medaglia d'oro olimpica e di convolare a giuste nozze, ma la gang del Trifoglio parte comunque alla grande impilando 16 vittorie nelle prime 24 uscite. Dopo l'arrivo del giovane fusillo nero, Auerbach ingrana le marce alte e si aggiudica in scioltezza il primo titolo divisionale della storia della franchigia (siamo ormai nel 1957, e visto che l'NBA è formata da 8 franchigie la "Division" corrisponde a quella che poi verrà chiamata "Conference") con 44 vittorie e 28 sconfitte. Oltre agli imberbi Russell ed Heinsohn (votato rookie dell'anno), il quintetto biancoverde può contare sulle due guardie Bob Cousy (nella foto sfida la difesa degli Hawks) e Bill Sharman e sul roccioso "Jungle Jim" Loscutoff, mentre dalla panchina intervengono il supremo sesto uomo Frank Ramsey, i lunghi Jack Nichols ed Arnie Risen, la guardia Andy Phillip e le ali Togo Palazzi, Dixon Hemric e Lou Tsioropoulos.
Ai playoffs sono ammesse sei squadre con le due vincenti di division promosse automaticamente alla semifinale prevista sulla distanza massima delle cinque partite. Bei tempi quelli in cui per essere campioni NBA al massimo dovevi giocare 89 partite! Nel 2008 i Celtics si laureeranno campioni dopo 108 incontri! Ma la DeLorean ci ha portato nel 1957, e quindi non perdiamo tempo. Boston si sbarazza di Syracuse con un secco 3 a 0 mentre ad Ovest St. Louis schiaccia facilmente i vecchi Lakers, dimostrando di essere diventata una squadra ben più temibile di quella che i biancoverdi avevano abbattuto in sette dei nove confronti di regular season.
Dopo l'acquisizione del "fosforo" Slater Martin da Minneapolis e la promozione di Alex Hannum a giocatore-allenatore il gioco degli Hawks è salito di livello, anche grazie alla superstella Bob Pettit, all'apporto dell'ex-Celtic "Easy Ed" Macauley ed al contributo delle due scelte dei Celtics Cliff Hagan e Charlie Share. La serie comincia con Boston nello scomodo ruolo di favorita, ed infatti tra mille polemiche, colpi di scena e colpi di.... mano (prima di gara 3 Auerbach sferra un pugno al suo ex datore di lavoro, il proprietario degli Hawks Ben Kerner) St.Louis ribatte colpo su colpo. Tanto che ora si presenta alla settima e decisiva partita in diretta nazionale TV dal Boston Garden con le credenziali in regola per sfilare il trofeo NBA da sotto il naso dei padroni di casa. I Celtics poi fanno del loro meglio per sprecare la grande occasione: Bob Cousy e Bill Sharman, veterane guardie All Star, sbagliano rispettivamente 18 e 17 dei 20 tiri tentati nella loro peggior partita di playoffs in carriera.
E così, mentre gli americani si appassionano di fronte ai teleschermi in quello che diventerà un classico sabato di primavera con torta di mele e Celtics in diretta nazionale, tocca ai due "ragazzini" Russell e Heinsohn tenere in piedi la baracca nei primi ventiquattro minuti. Nel terzo quarto Boston tenta l'allungo, ma Pettit è una maschera di determinazione e contrasta Russell con grinta e caparbietà. Non sono bastate sei partite, e non bastano nemmeno 47 minuti della "bella" a trovare il proprietario del trofeo NBA: le due squadre se lo giocano in volata. Con gli Hawks avanti di uno, Jack Coleman parte in contropiede e sembra destinato a segnare il canestro decisivo, ma Russell è una gazzella, recupera ed ammolla la stoppata salvavita per poi andare dall'altra parte a concludere per il +1. Non è davvero la serata di Cousy: dopo un errore degli Hawks, quando ha l'occasione di chiudere i conti dalla lunetta, sbaglia un libero a 13" dalla sirena, lasciando agli Hawks l'occasione per pareggiare.
Pettit (nella foto a sinistra) dalla lunetta è glaciale, e sul 103 pari è tempo supplementare. I Celtics si lanciano a testa bassa, St.Louis non demorde: Coleman a 9" dalla fine della "extra session" realizza il canestro del 113 a 113, e Sharman fallisce il tiro vincente. Nel secondo "overtime" sono gli Hawks a prendere il controllo delle operazioni, e per fortuna che "Tommy Gun" Heinsohn si erge a protagonista assoluto segnando tre canestri di vitale importanza che ridanno a Boston un vantaggio, seppur minimo, sul 121 a 120 a 2' dalla fine. Subito dopo però il numero 15 commette il sesto fallo, ed è costretto a sedersi in panchina. Per nascondere le lacrime si copre la testa con una tuta, "a non veder l'amara luce": è dura lasciare in braghe di tela i compagni che fino a quel momento si era praticamente caricato sulle spalle.
St.Louis torna avanti in un turbinio di emozioni, ma quei Celtics hanno così tanti campioni: Frank Ramsey raccoglie la "torcia" di Heinsohn ed infila il decisivo "jumper" dai sei metri quando l'orologio segna 1'12" allo scadere. Questa volta gli ospiti sembrano sulle ginocchia, Loscutoff realizza il tiro libero del +2 allo scadere e sembra fatta. Un ultimo brivido, quando Hannum lancia la palla per tutto il campo facendola rimbalzare contro il tabellone, e Pettit riesce a raccoglierla e ad indirizzarla verso il canestro. Mentre Boston trattiene il fiato, la sfera trova solo ferro, ed è tempo di festeggiare. Diciassette anni dopo la vittoria dei Bruins sul ghiaccio e trentanove anni dopo il successo dei Red Sox del baseball, la Beantown torna a festeggiare un titolo professionistico. Auerbach è trascinato in doccia vestito, e dopo tutte quelle emozioni ha tempo di mormorare "Oggi mi sono giocato i nervi".
Per Russell è il terzo alloro in 13 mesi: dopo il titolo NCAA a San Francisco e l'oro di Melbourne, è ora di festeggiare a birra (lo champagne è ancora lontano) e di farsi radere la "goatee", il pizzetto che si era lasciato crescere e che aveva dichiarato di voler tenere fino alla vittoria. Cousy, nonostante la serata infausta, è incoronato MVP della serie finale, ma ha parole dorate per Heinsohn: "Il ragazzo è un grande. Che pressione ha sopportato, e che partita ha giocato"! 37 punti e 23 rimbalzi sono un ottimo inizio per una matricola, ed i tifosi esultanti lo alzano in trionfo prima di farlo (involontariamente?) cadere a terra. E' il primo titolo per i Celtics, ma nessuno crede ancora che sia nata la vera Dinastia, quella da 11 bandiere in 13 anni.


