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Aspettando un centro vero

Pubblicato da Fabio Anderle martedì 21 aprile 2009


"Triplo appuntamento", oggi, per vivere insieme i tre campionati precedenti all'avvento di Bill Russell.
1953-54
Il proprietario della franchigia Walter Brown, da irlandese “doc”, aveva la “miccia corta” e considerando anche il salasso che aveva dovuto sopportare per anni e che lo aveva costretto a riaccendere un mutuo sulla casa pur di tenere in piedi la franchigia, aveva ogni diritto di essere deluso dai risultati poco incoraggianti. Dopo una partenza da una vittoria e tre sconfitte in cui i Celtics avevano sempre segnato meno di 80 punti, Brown ne ebbe abbastanza ed in occasione dell’incontro settimanale con i giornalisti al Lenox Hotel sparò a zero: “Ho tre giocatori che globalmente prendono più soldi di tutti i Philadelphia Warriors. Se non cominciamo a vincere, credo che ci saranno dei tagli di stipendio alla fine della prossima stagione”. Il riferimento al “trio delle meraviglie” era chiaro: Macauley, Sharman e Cousy (nell'immagine ripresi assieme ai compagni durante il "training camp" 1953) erano i tre giocatori più pagati dell’NBA dopo George Mikan, il formidabile centro dei Minneapolis Lakers che era il miglior rimbalzista ed il secondo realizzatore della lega.

Auerbach estese la lavata di testa anche al resto della squadra, probabilmente per spingere tutti ad un impegno maggiore nelle gare seguenti, e Cousy se la prese un po’ rispondendo: “Non capisco il senso di sparate come questa. Se i Celtics non sono soddisfatti del mio contributo, sono io a chiedere di venir trasferito”. Il giorno dopo Auerbach rassicurò “Cooz” sulla volontà della franchigia di puntare su di lui, mentre Brown, accortosi di avere esagerato, si scusò con la stampa: “Forse dovrei licenziarmi da solo – ironizzò – ma la mia voglia di vincere è così forte che mi trasforma in un tifoso quando dovrei fare il dirigente. Cercherò di tenere chiusa la mia boccaccia, e di fare in modo che anche Red tenga chiusa la sua”. Uscite come questa erano un chiaro segnale di come Walter Brown, nato come uomo dell’hockey, ormai si fosse completamente convertito allo sport dei canestri ed ai suoi Celtics. Che a dire il vero non è che presero a macinare vittorie subito dopo l’uscita poco felice dei loro “boss”, anzi.
Boston affondò fino a 4-7 prima di cominciare a risalire lentamente la china: si riportò infatti in parità solo il 16 dicembre, quando con un successo per 91 a 74 sui Fort Wayne Pistons impattò il numero delle sconfitte con la tredicesima vittoria. Da quel momento in poi non avrebbe più avuto “la testa sott’acqua” per la gioia di Walter Brown. Il 21 gennaio 1954 al Madison Square Garden di New York ebbe luogo il quarto All Star Game della storia dell'NBA. Verso la fine dei tempi regolamentari il Laker Jim Pollard era stato votato MVP della gara, ma dopo che George Mikan aveva messo a segno due tiri liberi per rimandare la decisione ai tempi supplementari, Bob Cousy si scatenò. Segnò 10 punti nella sessione extra guidando la selezione Est alla vittoria per 98 a 93 e costringendo tutti a ripetere la votazione per l'MVP, che questa volta vinse all'unanimità. A febbraio, per i Celtics il definitivo colpo d’ala di quattro successi consecutivi, l’ultimo dei quali in una combattutissima partita con i Baltimore Bullets giocata al Worcester Auditorium, praticamente la casa di Bob Cousy. Che per non deludere i 3,800 concittadini accorsi a vederlo, mise in piedi un thriller da tre supplementari nel quale con 42 punti guidò i biancoverdi al 111 a 110 finale. Il giorno dopo arrivò la logica sconfitta per 93 a 77 coi Rochester Royals: il viaggio fino a New York ed i tre supplementari della sera precedente erano stati un fardello troppo pesante per le gambe dei Celtics.

Ma un giorno di riposo li rimise in sesto, e li lanciò verso le vittorie a Syracuse (101 a 96), Rochester (75 a 74) e Milwaukee (93 a 74 sul campo neutro di Providence). A quel punto il bilancio era di 37 vittorie e 28 sconfitte, ed i Celtics lo “arrotondarono” con un’altra striscia di tre vittorie per chiudere la stagione sul 42-30. Le tre stelle dei Celtics avevano ancora una volta brillato: Cousy (la foto lo ritrae nello spogliatoio del Garden) era risultato il miglior distributore di assist della lega a 7.2 di media e si era piazzato al secondo posto tra i realizzatori alle spalle di Neil Johnston e davanti a Macauley (terzo a 18.9 di media) e Sharman (settimo a 16 punti di media). La coppia Macauley-Sharman si era insediata ai primi due posti nella graduatoria della miglior percentuale di realizzazione, e per la terza stagione consecutiva i bostoniani avevano mostrato il miglior attacco dell’NBA (87.7 punti di media). I playoffs in quel campionato vennero varati con il formato più buffo di sempre: le prime tre squadre di entrambe le Division si sarebbero affrontate in un “Round Robin” con gare di andata e ritorno in cui le prime due si sarebbero qualificate per la finale divisionale e la terza sarebbe tornata a casa.
Boston vinse entrambi gli scontri con i Knicks e perse entrambi gli scontri con i Nationals, ma si qualificò per la serie di finale al meglio delle tre partite in cui si trovò di fronte…i Syracuse Nationals. I "Nats", che nella stagione regolare avevano fatto registrare un bilancio uguale a quello dei Celtics, nel "gironcino" a tre erano sembrati decisamente più in forma delle avversarie, vincendo tutte e quattro le partite. Ed anche nella serie di playoffs misero subito in chiaro i propositi di vendetta dopo l'eliminazione della stagione precedente, schiacciando i Celtics per 109 a 94 nella gara di apertura giocata il 25 marzo 1954 all'Onondaga War Memorial. Due giorni dopo si ripeterono al Boston Garden con un più risicato 83 a 76 che li lanciò in Finale, mentre i biancoverdi masticavano amaro per l'ennesima volta. Syracuse non ebbe però ragione di gioire troppo: con il classico colpo di coda dell'era Mikan i Minneapolis Lakers la sconfisse per 4 a 3 nell'ultimo atto della stagione. Per la squadra allenata da John Kundla era il quinto titolo in sei anni e l'ultimo nelle "Twin Cities", mentre a Boston il coach sempre più stempiato si domandava se sarebbe mai riuscito a trovare la quadratura del cerchio.
1954-55

Nell’estate 1954 a completare la panchina erano arrivati le matricole Frank Ramsey, “Red” Morrison e Togo Palazzi ed il veterano Fred Scolari, mentre venivano lasciati andare Chuck Cooper, “Gabby” Harris, Bob Donham ed Ernie Barrett. La stagione 1954-55 si aprì con un’altra partita storica sia per i Celtics che per l’NBA. Viste le reazioni annoiate del pubblico alle gare in cui il possesso di palla la faceva da padrone, il proprietario dei Syracuse Nationals Danny Biasone propose l’adozione di un orologio a fondo campo che limitasse la durata di ogni azione offensiva. L’idea, originariamente frutto dell’esperienza del coach di Oregon Howard Hobson, venne elaborata da Biasone e Leo Ferris che arrivarono alla fatidica quota di 24” dividendo i 2,880 secondi di una partita da 48 minuti per il numero medio di tiri in un incontro, calcolato a 120. La lega accettò, e rilanciò con  un’altra regola: quella del “bonus” di falli oltre al quale la squadra che l’avesse superato avrebbe mandato gli avversari in lunetta con dei tiri liberi di penalità.
Con due regolette semplici semplici improvvisamente le squadre “vecchio stampo” imperniate su centri poco mobili si ritrovarono improvvisamente sorpassate, ed il basket NBA prese letteralmente il volo. Cambiamento epocale, dunque, che fu tenuto a battesimo il 30 ottobre 1954 quando a Rochester nell’esordio stagionale si affrontarono le due “squadre cavia”, i locali Royals ed i Celtics. Dopo un inizio traballante Boston riuscì a prendere il comando nei quarti centrali grazie alle ottime prove di Macauley (21) e Sharman (24). In vantaggio di 5 lunghezze alla fine del terzo periodo e nonostante un Frank Ramsey da 15 punti all’esordio NBA, i biancoverdi non furono però in grado di resistere al ritorno dei padroni di casa che, sospinti da un Bob Wanzer da 25 punti, si aggiudicarono l’incontro per 98 a 95. “La regola dei 24 secondi fu una pietra miliare – dichiarò Auerbach – perché fece sparire l’era del possesso palla ed i finali nei quali la partita si risolveva in un tiro al bersaglio dalla lunetta”.
I Celtics sulla carta erano la squadra che avrebbe dovuto ottenere maggiori benefici dalle modifiche al regolamento: l’orologio e la minor fisicità del gioco conseguente al calo nel numero dei falli sembravano fatti su misura per  il gioco “run and gun” bostoniano, per la maestria di palleggiatore di Cousy e per la tecnica individuale di Sharman e Macauley. Infatti la media di punti segnati passò dagli 87.7 dell’anno precedente a 101.4, e dove nella stagione antecedente i biancoverdi avevano “sfondato” il tetto dei 100 punti solo in 10 occasioni, nel campionato 1954-55 lo fecero ben 47 volte. Unico problema: erano aumentati anche i punti subiti. Boston infatti in media si vide recapitare 101.5 punti che fecero del Trifoglio di gran lunga la peggior difesa dell’NBA.
Dopo due sconfitte iniziali i Celtics superarono agevolmente i Syracuse Nationals per 107 a 84, ma nonostante la vittoria sui futuri campioni NBA fu evidente quasi subito che la stagione sarebbe stata lunga e travagliata. Dal 25 al 28 novembre la truppa auerbachiana fece registrare tre battute a vuoto a New York, Milwaukee e Minneapolis, ed il bilancio passò sul 4 vinte – 7 perse, decisamente al di sotto delle aspettative.  Le squadre di “Red” erano solite partire alla grande sfruttando una preparazione atletica durissima, ma in quest’occasione forse il lavoro non era stato “settato” sul nuovo regolamento, ed i Celtics si trovarono un po’ più in difficoltà rispetto al solito. Sei vittorie consecutive nella seconda settimana del gennaio 1955 sembrarono rimettere il campionato in carreggiata, ma fu un fuoco di paglia perché la difesa riprese a funzionare male. Il 18 gennaio 1955 al Madison Square Garden Bill Sharman fu il terzo Celtic a fregiarsi del titolo di MVP di un All Star Game in cinque edizioni quando segnò 10 punti nell'ultimo quarto guidando l'Est al successo per 100 a 91 nell'annuale partita delle stelle. In campionato, anche la perfetta macchina offensiva a volte poteva fermarsi: il 27 febbraio 1955 i Celtics affrontarono gli Hawks in un noiosissimo incontro disputato a Providence. Alla fine furono i biancoverdi ad avere la meglio, ma il punteggio finale di 62 a 57 rappresenta ancora il record per minor numero di punti segnati in una gara giocata dopo l'introduzione dello "shot-clock".

I Celtics chiusero la stagione regolare con il peggior record dell’era Auerbach, un 36 vinte – 36 perse che se da un lato erano un risultato deludente in considerazione delle nuove regole, dall’altro poteva essere spiegato abbastanza semplicemente: nel nuovo basket dei 24” con un maggior numero di conclusioni e quindi di errori, aumentava anche il numero dei rimbalzi a disposizione, ed il vecchio problema biancoverde tornava ad evidenziarsi in tutta la sua gravità. A Boston mancava il rimbalzista dominante che potesse “accendere” il contropiede di Cousy e limitare i danni dei rimbalzi offensivi avversari. Quando riuscivano a mettere in moto la loro formidabile macchina realizzativa i Celtics non erano secondi a nessuno ed il bilancio di 15 vinte e 2 perse fatto registrare negli incontri un cui avevano raggiunto o superato quota 110 punti segnati era abbastanza eloquente.
Ma il capo-rimbalzista era stato Bob Brannum a poco più di 11 carambole per partita: nonostante fosse un giocatore estremamente dinamico e roccioso, era alto solo 196 centimetri e quando si trovava di fronte avversari più alti come Neil Johnston o la matricola Bob Pettit ovviamente pagava dazio. Cousy continuò nei suoi miglioramenti, e favorito dal gioco più dinamico si confermò miglior assist-man della lega a 7.8 di media oltre a salire al secondo posto tra i realizzatori segnando alla media di 21.2. Nei playoffs Boston al quarto tentativo riuscì finalmente a sfatare la maledizione dei New York Knicks superandoli al Madison Square Garden per 116 a 109 nella terza e decisiva partita.
Nella finale Est però furono i Nationals ad avere la meglio: sfruttarono al massimo il fattore campo e poi andarono a vincere la quarta partita al Boston Garden, aggiudicandosi la serie per 3 a 1 e lanciandosi verso un soffertissimo titolo NBA, il primo e l’ultimo ottenuto a Syracuse dalla franchigia che in seguito si sarebbe trasformata nei Philadelphia 76ers. Il 1954 fu anche l’anno in cui i giocatori NBA si organizzarono fondando l’NBPA, l’Associazione Giocatori, ed iniziarono a rivendicare il diritto costituzionale alla rappresentanza che fino a quel momento non era stato riconosciuto dal pugno di ferro dei proprietari. Anche in quell’occasione Walter Brown si distinse dagli altri “owners” perché non solo non ostacolò le operazioni, ma anzi le implementò favorendo l’attività del primo presidente dell’NBPA che guarda caso fu Bob Cousy.
1955-56
Nel draft del 1955 Auerbach tentò ancora una volta di rafforzare la “frontline” acquisendo il roccioso Jim Loscutoff dall’Università di Oregon. Da Wake Forest arrivò poi la potente ala Dixon Hemric, stella del basket college che però non avrebbe trovato grande fortuna al piano di sopra. I Celtics si tuffarono ancora una volta nel training camp stile Marines di Auerbach per cercare di partire col piede giusto. Il coach sapeva che se fosse riuscito a capitalizzare un’ottima preparazione ad inizio campionato, sarebbe arrivato anche lo slancio per una stagione da primattori. Le due vittorie in apertura contro Philadelphia (98 a 87) e Minneapolis (un sonante 119 a 75) sembrarono proiettare i Celtics in testa alle graduatorie, ma la dura realtà arrivò di lì a poco. Nove sconfitte nelle successive quindici partite rispedirono i biancoverdi con la testa sott’acqua, mentre l’anima irlandese del proprietario Walter Brown già cominciava a dar segni di irrequietezza. Il bilancio a quel punto era di 8 vittorie e 9 sconfitte, ed Auerbach spinse i suoi a fare quadrato.
Il risultato furono sei successi consecutivi, due dei quali furono ottenuti ai danni dei Minneapolis Lakers prima in casa il 20 dicembre (111 a 104) e poi nel freddo Minnesota (115 a 112), a festeggiare un Natale coi fiocchi. La striscia, dopo le vittorie di Capodanno a Rochester (112 a 100 sui Royals grazie ai 21 punti di Sharman, ai 20 di Macauley ed ai 18 di Cousy e Nichols) e del primo giorno del 1956 a Boston (121 a 113 sui Philadelphia Warriors con 31 punti di Nichols e 29 di Cousy) si esaurì il 3 ed il 4 gennaio quando i Knicks, bestia nera dei Celtics, li superarono sui campi neutri di Philadelphia e Syracuse. Il 5 gennaio era in programma una terza sfida con New York, ed Auerbach strigliò i suoi a dovere facendogli presente che tre sconfitte in tre giorni consecutivi con i Knicks sarebbero state un’onta. Cousy e compagni si impegnarono al massimo in quella che era la sesta partita in sette giorni: davvero dei forzati dei canestri! A risolvere il match fu Jack Nichols che con 24 punti e 14 rimbalzi rubò la scena del Madison Square Garden ai più quotati Cousy (18 punti), Sharman (12), Gallatin (12) e Vandeweghe (6).
A metà gennaio la classifica per il Trifoglio recitava “20 vittorie e 15 sconfitte”, e con quattro “W” ai danni dei Fort Wayne Pistons (due volte) dei St.Louis Hawks e dei Syracuse Nationals i Celtics toccarono il miglior record in stagione: nove vittorie sopra il “par”. Ma non ci fu tempo per festeggiare: tra il 22 ed il 27 gennaio - inframmezzate dall'All Star Game disputato il 24 a Rochester - Philadelphia e Fort Wayne si appropriarono di quattro partite sfruttando il maggior peso sotto le plance, solito tallone d’Achille di Boston. La rivincita sui Warriors arrivò il 19 febbraio al Boston Garden al termine di una gara in cui volarono colpi proibiti che alla fine videro Joe Graboski e Jack Nichols espulsi al termine di una rissa. I padroni di casa riuscirono a sfiancare Paul Arizin che, dopo aver messo a segno 37 punti nei primi tre quarti, segnò solo un canestro su nove tentativi nell'ultima "stanza". Cinque Celtics realizzarono 15 o più punti (Cousy 24, Sharman 23, Macauley 20, Loscutoff 18 e Nichols 17), ed il Garden esplose alla sirena finale che sanciva la combattuta vittoria per 120 a 118. Nonostante questo successo di prestigio, i biancoverdi mancavano di continuità e caracollarono verso la post-season senza più riuscire a mettere insieme strisce più lunghe di due vittorie.

Con un un bilancio di 39 vittorie e 33 sconfitte Boston si piazzò al secondo posto ad Est del Mississippi, con un ritardo di sei partite dai solidi e soliti Warriors. Per la quinta volta consecutiva i biancoverdi avevano mostrato il miglior attacco dell’NBA (106 punti a partita) nel quale furoreggiavano i soliti Sharman (19.9 punti ad allacciata di scarpe, ma anche il miglior tiratore di liberi dell’NBA con l’87%), Cousy (18.8 punti) e Macauley (17.5). I Celtics, per il gioco ad alto ritmo impostato da Auerbach volto a minimizzare l’impatto dei centri avversari più potenti, erano però anche la difesa più perforata ad oltre 105 punti di media. E fu proprio sul solito punto debole che i primi avversari nei playoffs, i Syracuse Nationals, provarono a puntare tutte le loro carte. Nella regular season si erano piazzati a quattro partite di distanza dai Celtics, con un 35-37 non proprio eclatante, ma erano i campioni in carica e potevano contare su veterani come “Red” Kerr, Dolph Schayes e Red Rocha.
Nel primo incontro, in programma il 17 marzo 1956 al Boston Garden, Boston balzò subito avanti grazie ad un’ottima giornata delle guardie Cousy (29 punti) e Sharman (20) e della matricola Loscutoff (16 punti). Avanti 51 a 41 all’intervallo, i Celtics resistettero al ritorno degli ospiti per poi chiudere in scioltezza sul 110 a 93 davanti a 5,446 tifosi festanti. Una volta rientrati all’Onondaga War Memorial di Syracuse, però, i “Nats” spararono tutte le loro cartucce e riuscirono ad impattare la serie con un risicato successo per 101 a 98 maturato nel terzo quarto. Sei Nationals andarono in doppia cifra mentre Macauley veniva limitato a soli tre punti segnati e Sharman ad otto.
La terza e decisiva partita si giocò al Boston Garden il 21 marzo, e fu tiratissima. Il primo quarto terminò sul 22 a 21 per Cousy e compagni, ma nel secondo periodo gli ospiti operarono l’allungo con un parziale di 36 a 23 frutto della torrida serata di Schayes e di Paul Seymour. Macauley sembrò risvegliarsi, e dopo l’intervallo i biancoverdi si rifecero sotto chiudendo il terzo parziale in svantaggio per sole due lunghezze, 76 a 78. L’ultimo quarto fu una bolgia anche perché finalmente il Garden era popolato da un pubblico degno di tale nome e forte di 11,669 paganti. Nella mischia, incredibilmente, ad ergersi a protagonista fu Dick Farley. La guardia-ala da Indiana University che nella sua seconda stagione regolare NBA aveva fatto registrare 6.7 punti a partita ed anche nelle prime due partite della serie aveva messo a segno 13 punti complessivi, in quella gara decisiva ne realizzò 18 che fecero la differenza, portando i Syracuse Nationals al successo per 102 a 97 ed i padroni di casa all’eliminazione.
Nonostante la serie da 26.3 punti a gara di Bob Cousy, quella da 18  di media di Sharman e gli inattesi 13.6 di Jack Nichols, per l’ennesima volta il Trifoglio tornava a casa anzitempo. I 10.3 punti a partita di “Easy Ed” Macauley (7 in meno della regular season) erano la dimostrazione più chiara di come i Nationals fossero riusciti ad incatenare il gioco vicino a canestro dei bostoniani. “Maledizione – commentò amaramente Red Auerbach – con la quantità di talento che abbiamo a disposizione, se solo riuscissimo a mettere le mani su un lungo dominante vinceremmo tutto a mani basse”. In realtà aveva già posato gli occhi su un “fusillo” nero di University of San Francisco, ma non voleva mostrare le sue carte per paura di destare l’interesse degli altri general manager…

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